Sci: Sofia Goggia

“Il mio primo ricordo è la baita sopra Cogne, dove salivamo d’estate. Papà aveva comprato dei ruderi per andare a caccia. Un bivacco a 2.241 metri: niente telefono, niente elettricità; candele e acqua di sorgente. Quel posto mi dà il senso dell’essenziale”.

“Da bambina non mi sono mai piaciute le bambole. Volevo giocare a calcio con mio fratello Tommaso. Mi piacevano il nuoto, il tennis, il pianoforte, la moto da enduro”. Sono sempre stata attiva e con una testa da competizione. Ero tenace e anche un po’ ansiogena. Volevo dimostrare di essere brava, era un modo per essere accettata. Tra i 10 e i 14 anni ho vissuto con una maturità diversa, probabilmente a causa delle scelte fatte per inseguire lo sport. Nella mia vita non ho mai conosciuto la leggerezza. Mi è mancata la spensieratezza e mi sono dovuta difendere dall’ansia”.

“Ho iniziato a sciare a 4 anni. Ho avuto la fortuna di trovare un maestro (Nicola) che ha visto in me il talento agonistico. A 9 anni, in un tema, ho scritto che di mestiere volevo fare la campionessa di sci. Ho avuto la forza e il coraggio di inseguire l’obiettivo nonostante gli infortuni e le difficoltà del percorso, perché provengo da una famiglia che ha un buon imprinting culturale ma non ha una matrice sportiva”.

“Da atleta sono stata sempre seguita da uno psicologo. Il primo ce lo diede la federazione. Poi ne ho cercato uno a Bergamo. Poi sono approdata a una psichiatra di Brescia. Per un periodo ho fatto molta meditazione. Prima della partenza metto le cuffie insonorizzanti che mio padre usa al poligono. Ascolto il battito del cuore. Mangio due datteri. In gara a volte canto”.

“Sono credente, vado in chiesa. Mi piace pensare che ci sia qualcosa”.

“Non mangio i latticini, perché infiammano e gli zuccheri semplici. Evito la pizza, che adoro, me ne concedo una ogni tre-quattro mesi. Evito le farine bianche, ciò che acidifica. Niente panettone”.

“Il mio look preferito: jeans e sneakers ai piedi, al massimo delle clarks alte, un maglione preferibilmente in cashmere, con una camicia sotto e un cappotto”.

“Amo il cinema. Carlo Verdone mi fa impazzire, è il numero uno”.

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