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Sanremo 2023 – Rosa Chemical, “Made In Italy”

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“In Made in Italy parlo di amore, sesso, uguaglianza. Ê un messaggio contro la discriminazione, mette insieme tutti i vari punti di vista che conosciamo”.

“Ho mosso i miei primi passi nel mondo della musica a 18 anni. Prima facevo graffiti, tele, tatuaggi”.

“Sono cresciuto ascoltando Marilyn Manson, Tokyo Hotel, Justin Bieber. Gli artisti italiani che ho amato particolarmente sono Cesare Cremonini, Mina, Calcutta”.

“Credo di essere stato un artista ancora prima di prendere in mano un microfono. Vengo dall’hip-hop. Quando mi sono trasferito a Londra per studiare grafica, ho avuto i miei primi contatti con la trap”.

“Sono sempre stato immerso nella musica. Mi rispecchiavo in molti testi delle canzoni. A un certo punto ho deciso che non volevo più essere il fruitore delle emozioni altrui ma quello che le creava. Volevo trasformarmi in quello che lascia qualcosa alle persone, mettermi dall’altra parte”.

“Oggi esprimersi su qualsiasi argomento vuol dire esporsi alla gogna. L’Italia è un Paese di furbi, ma non un Paese di svegli. In Italia censuriamo le parole come per nascondere la polvere sotto il tappeto e far finta di risolvere i problemi. I problemi si risolvono sensibilizzando il popolo, con la cultura”.

“Credo di aver dato vita non solo a delle canzoni, ma a un personaggio, un mondo con un’estetica coerente. Mi sono dato dieci anni nella musica, e in questo lasso di tempo vorrei lavorare nell’ambito a 360 gradi: approdare in televisione, magari attraverso il cinema firmando colonne sonore, curare i progetti artistici di brand importanti, lavorare con la moda o produrre altri artisti. Vorrei fare come i calciatori, guadagnare molto in poco tempo, abbastanza per aprirmi una azienda, di non so cosa, che mi permetta di trasferirmi a Eindhoven e morire pittore”.

 

 

 

 

 

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