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Sanremo 2024 – Dargen D’Amico, “Onda alta”

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“Con il passare degli anni, ho abbandonato le etichette: se dicono che sono un rapper non ho niente in contrario, se vogliono chiamarmi cantautore neanche”.

“Sono molto affezionato al rap. Nel momento in cui ho scoperto questo sound mi si è accesa la lampadina. É una musica contemporanea. Con l’esperienza ho capito che cerchiamo nella musica quello che ci serve. L’hip hop è nato come collana di frammenti di suoni che potevano provenire dai generi più disparati e che li fa convivere proprio per questa volontà di aggregare”.

“Vengo da un’epoca in cui lo spazio artistico musicale in Italia era ristretto a un numero molto piccolo di persone. In quell’epoca non sarei riuscito a fare musica. Attorno al 2005 hanno cominciato ad allargarsi le possibilità, anche attraverso lo smercio della musica online. Le canzoni circolavano velocemente e così anche le foto degli artisti. A quel punto ho scelto di rimanere al periodo culturale precedente, quello in cui la musica la facevano solo gli artisti anche se mi piace sfruttare la tecnologia del mio tempo. Emotivamente sono un ascoltatore di musica, però tecnologicamente sono un produttore”.

“Ero a scuola con Gué Pequeno. Penso che il liceo classico mi abbia dato qualcosa di diverso che consiste nell’apertura mentale: mi spingeva a cercare risposte in diverse materie e ad allargare lo sguardo, cosa che nella musica è utilissima”.

“Sono cresciuto nella periferia nord di Milano, in anni in cui la città era più violenta e sporca di oggi e con poco spazio per i sogni. Non mi ha mai affascinato la strada. Mi è sempre interessato il rapporto con le persone, con i tanti che avevano difficoltà familiari. Non mi sono mai sentito emarginato dalla scena rap per il fatto di non venire dalla strada”.

 

 

 

 

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