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Sanremo 2024 – Diodato, “Ti muovi”

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“La musica per me è un mezzo per affrontare le situazioni, analizzarle e provare a venirne fuori, è un atto di catarsi. La musica è salvifica. Vivere come monadi porta a spegnersi, i miei sono tentativi di abbattere le barriere. La musica può essere rivoluzionaria”.

“Mi piace pensare alla musica come a una colonna sonora della vita. Mi piace suonare con i musicisti, dal vivo”.

“Un’esperienza strana che ho vissuto è stata quella di vivere in una sorta di comune, insieme a tanti amici che vivevano con me nella stessa casa. Abbiamo condiviso spazi, serate. É stata un’esperienza a volte anche forte, che nasceva anche in risposta a dei momenti di privazione che avevamo vissuto precedentemente. É stata splendida. Ho dei ricordi molto belli”.

“Ho capito che ho una personalità complessa. Ho imparato anche a mettere più leggerezza, a vedere qualcosa di più grande in questa cosa pazzesca che è la vita in cui siamo tutti collegati. Questo mi affascina così tanto dal volermi distaccare dalle mie piccolezze anche dai miei timori, dalle mie fragilità, ansie”.

“Io cammino sempre. Mi piace camminare anche la sera per le strade della città in cui sono. Mi aiuta a pensare, scrivo mentre cammino. Cammino anche tanto dentro casa”.

“Ho fatto una scelta di vita, quella di sentirmi libero, consapevole del prezzo che si paga per vivere senza vincoli. È una libertà che è fame di vita, ma anche voglia di cercare ispirazione, capire il più possibile me stesso”.

“Al palco dell’Ariston sono legati momenti importanti della mia vita. Mi piace l’idea di portare il mio messaggio, amplificarlo, facendolo arrivare a tante persone. Mi interessa far arrivare la mia musica alle persone. Nella settimana del festival sei dentro una lavatrice, fai interviste, la sera devi cantare. Ma una volta capito il meccanismo, alla fine ti diverti”.

“Sono nato ad Aosta perché eravamo lì in vacanza. Ho vissuto a Santa Croce sull’Arno, a Noicattaro in provincia di Bari, Padova, Brindisi, Montecatini, Roma, a Taranto, e poi mi sono trasferito a Milano. Papà faceva il commerciante di abbigliamento. Da piccolo mi ha fatto soffrire, dovevo lasciare ogni volta degli amici, e per provare a tutelarmi ho iniziato a mettere dei filtri che mi aiutassero a non sentire più niente. La conseguenza è che vivo il cambiamento più facilmente, ma che ho anche qualche difficoltà a creare rapporti duraturi e intensi. La musica mi ha rimesso in connessione con il nucleo emotivo che nascondevo dentro. Era un rifugio, una compagna che sapevo non mi avrebbe mai tradito. E poi girando l’Italia con i concerti mi ha rimesso in contatto con tutti quegli amici che avevo lasciato”.

“Mi piace stare in quello stato di fragilità che la solitudine ti mette addosso. Mi piace viaggiare da solo, mi piace entrare in un bar di una città estera in cui non capisco quello che stanno dicendo, guardarmi intorno e sentirmi parte di un altro flusso. Viaggiare con gli amici è bello, ti regala momenti indimenticabili perché li condividi ma ti mette meno in difficoltà. Sei protetto, potresti non parlare con nessuna delle persone del luogo, hai già i tuoi amici. Se sei solo sei più avvicinabile perché sei meno pericoloso, sei più fragile, incuriosisci anche di più. E tu sei costretto a interagire”.

 

 

 

 

 

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