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Ezio Bosso

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(corriere.it)

È morto Ezio Bosso, il pianista che sapeva commuovere. Aveva 48 anni. Bosso conviveva ormai dal 2011 con una malattia neurodegenerativa.

Direttore d’orchestra, compositore e pianista, Ezio Bosso era nato a Torino il 13 settembre 1971. Bosso conviveva dal 2011 con una malattia neurodegenerativa che gli fu diagnosticata subito dopo l’intervento per un tumore al cervello a cui fu sottoposto lo stesso anno. Lo scorso settembre aveva annunciato al pubblico di aver dovuto dire addio al pianoforte proprio a causa della malattia.

(ilmessaggero.it)

Morto Ezio Bosso, addio al pianista che ha commosso l’Italia: aveva 48 anni

(lastampa.it)

È morto Ezio Bosso, il pianista che sapeva commuovere

(gds.it)

Morto il compositore Ezio Bosso, con la sua musica e la sua storia incantò l’Italia

La sua musica è stata commissionata e utilizzata da importanti istituzioni operistiche, come la Wiener Staatsoper, la Royal Opera House, il New York City Ballet, il Teatro Bolshoij di Mosca.

(gazzettadelsud.it)

È morto Ezio Bosso, il direttore d’orchestra che commuoveva con la sua musica e la sua vita

(ilfriuli.it)

E’ morto il maestro Ezio Bosso

Nella sua carriera, aveva ricoperto anche l’incarico di Direttore Stabile Residente del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, dove era stato chiamato nel 2017.

(ilriformista.it)

E’ morto Ezio Bosso, il pianista e compositore aveva 48 anni

Bosso ha vinto alcuni importanti riconoscimenti, come il Room Award in Australia o il Syracuse NY Award in America. Dall’ottobre 2017 al giugno 2018 è stato direttore del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, mentre a Londra ha diretto l’orchestra d’archi The London Strings.

(liberoquotidiano.it)

Morto Ezio Bosso a 48 anni: addio al maestro e pianista che ha emozionato l’Italia intera

(torinoggi.it)

È morto Ezio Bosso, il compositore torinese che faceva sognare lottando contro la malattia. Conviveva dal 2011 con una malattia neurodegenerativa che aveva compromesso le sue funzioni vitali.

Massimo Giovara, presidente della commissione cultura della Comune di Torino: “Conoscevo Ezio personalmente, era una risorsa di questo città”.

(corrieredellumbria.corr.it)

Morto Ezio Bosso, il musicista che al pianoforte sapeva commuovere

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Note dal Passato: Ezio Bosso

Ezio Bosso, un direttore d’orchestra tra i più famosi in Italia insieme a Riccardo Muti. Era nato a Torino il 13 settembre 1971. A quattro anni è già un grande appassionato di musica. Fa il suo esordio come pianista solista a 16 anni in Francia. La svolta della sua vita arriva con l’incontro con il maestro Ludwig Strecher, che lo porta a studiare a Vienna. Quando nel 2011 è costretto a operarsi per asportare una neoplasia, Bosso è già uno dei pianisti più apprezzati della nostra scena musicale. Nonostante il suo problema, Bosso continua a portare avanti la sua carriera con risultati importanti. Nel 2013 collabora con il violoncellista Mario Brunello. L’anno dopo dirige la London Symphony Orchestra e conosce il violinista Sergej Krylov.

Il 30 ottobre 2015 pubblica l’album The 12th Room. L’anno dopo arriva sul palco del Festival di Sanremo, suonando Following a Bird. Negli anni ’90 ha partecipato a numerosi concerti internazionali: alla Sydney Opera House, alla Carnagie Hall, Teatro Regio di Torino. Tra le orchestre che ha diretto c’è anche quella del Teatro San Carlo di Napoli edel Teatro Comunale di Bologna. Nel 2016 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Acireale, in provincia di Catania.

“Per me la musica deve essere sempre davanti: io sono un tramite, un interprete; che poi scriva la musica o la diriga non ha importanza, sempre un’interprete sono. Non si deve mai mettere la persona davanti alla musica, chi fa così, fosse anche per ingenuità, fa del male”.

“Londra è stata ed è ancora la mia casa da tanti anni. In realtà sono in giro da quando avevo 15 anni e ho scoperto dopo ormai 30 di lavoro che dove c’è la musica, c’è anche la mia casa. Le mie radici ho la fortuna di spargerle un po’ ovunque: uno dei prossimi lavori che uscirà sarà proprio sul tema delle radici. Ho fatto una lunga riflessione su cosa siano le radici: le radici non ci incastrano, ci liberano”.

“La musica che scrivo nasce da Mendelssohn, Chopin, Ciajkovskij, e Beethoven. Non progetto nulla, non faccio schemi, mi metto lì con la matita, e va da sola. La musica è stata una scusa per studiare quel che non avevo voglia di studiare. Per dirigere l’Italiana di Mendelssohn, devi conoscere il suo tempo e la sua vita, il Grand Tour ottocentesco e perciò anche Goethe, la storia d’Italia. Devi sapere che se non ci fosse stato Mendelssohn, che si considerava figlio di Beethoven, non avresti riavuto Bach”.

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“Io mi occupo di divulgare ciò in cui credo e che amo. Io sono un interprete, un direttore d’orchestra che scrive musica e all’occorrenza suona il pianoforte. Lo furono tutti in passato, anche Mendelssohn, lo è oggi Esa Pekka-Salonen. Solo in Italia non abbiamo le idee chiare”.

“David Bowie si è spinto sempre al di là. Purple Rain è una delle più belle canzoni mai scritte. E Cohen, uno scrittore di musica i cui brani sono ancor più belli quando non è lui a cantarli. Come l’Hallelujah di Jeff Buckley”.

“La musica non basta studiarla, bisogna crederci. Io quando sento dire che un prodotto “funziona” o “non funziona”, vedo una aridità e una avidità che non mi appartengono e che non appartengono a nessun musicista che frequento”.

“La musica non è bella, è importante, è vita. La grande musica fa sì che esista la musica che scrivo io e fa sì che esista io”.

“Sono un direttore che compone e che all’occorrenza suona il pianoforte. La mia natura è quella di concertare gli altri. Però il piano mi ha aiutato, mi ha permesso di fare musica senza stancarmi troppo. Tre anni fa non sarei mai riuscito a dirigere, poco tempo prima non riuscivo neanche a suonare il pianoforte: tentai un concerto di tre quarti d’ora e svenni sulla tastiera”. 

“Il mio unico segreto è la disciplina, è la musica che me l’ha insegnato. Con la musica non “esprimi te stesso”, esprimi l’arte, le dai cuore. Ma è essenzialmente disciplina. Lo studio quotidiano che faccio da 40 anni non è mai cambiato: è quello che mi ha permesso di vivere meglio la mia condizione”.

augusto.sciarra@radiotolfaeuropa.it

 

 

 

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