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Cinema: Michel Piccoli

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(repubblica.it)

È morto Michel Piccoli, mostro sacro del cinema europeo. L’attore francese aveva 94 anni. È stato diretto dai più grandi registi, da Godard a Buñuel, Ferreri e Bellocchio. Nel 2011 è stato protagonista di Habemus Papam, ruolo che gli è valso il David di Donatello.

È morto all’età di 94 anni Michel Piccoli. Attore, regista, sceneggiatore e produttore, è stato uno dei mostri sacri del cinema francese. Adorato in patria, ha lavorato con i più grandi registi europei ed è stato tra gli interpreti favoriti di Luis Buñuel, con cui ha iniziato a collaborare dal ’56, Marco Ferreri che l’ha scelto per il suo Dillinger è morto e La grande abbuffata. Nel 2011 è stato protagonista di Habemus Papam di Nanni Moretti, ruolo che gli è valso il David di Donatello.

(ilsole24ore.com)

Morto Michel Piccoli, gigante del cinema francese. Decano degli attori europei, lavorò con alcuni dei più grandi registi di sempre: da Bunuel a Godard e Ferreri. Fu il papa “rinunciatario” di Nanni Moretti.

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(lastampa.it)

Il cinema piange il grande Michel Piccoli. L’indimenticabile interprete  de “La grande abbuffata” e “Habemus Papam” aveva 94 anni.

Si divertiva a dire: “Ho un patto con Dio, la possibilità di vivere metà dell’eternità”. In realtà Michel Piccoli era ateo. Nel 2006, aveva confidato: “Sono un grande professionista, ma ho conservato il cuore di un principiante e di un uomo costantemente alla scoperta”.

Era un personaggio talmente riservato che la seconda moglie, la cantante e attrice Juliette Gréco, diceva che non era mai riuscita “a penetrare nell’enigma Piccoli”. “Mi piacciono il segreto e il dubbio” diceva l’attore.

Nel 2015, in un libro (“Ho vissuto i miei sogni”) autobiografico scritto con Gilles Jacob (a lungo patron del Festival di Cannes) ricordò per la prima volta di aver avuto una storia con Romy Schneider: “Abbiamo avuto entrambi la debolezza di lasciarci andare a dei gesti non sempre onesti, ma che non hanno mai distrutto l’amicizia che nutrivamo l’un per l’altro”.

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(ilmessaggero.it)

Morto Michel Piccoli, icona del cinema francese: vinse il David con Habemus papam

(ilfattoquotidiano.it)

Michel Piccoli morto, addio all’attore francese. Aveva 94 anni. La carriera iniziata a teatro e la collaborazione con i grandi registi.

Famiglia borghese, scoprì il teatro a 9 anni. È la seconda guerra mondiale a frenare ogni progetto di vita artistica. Si rifugia nel Correze, ad oltre 300 chilometri da Parigi. Incontra rifugiati ebrei, ascolta i discorsi di Hitler, capisce la tragedia che sta accadendo alla sua nazione e da lì nasce quell’impegno politico socialista che porterà con sé fino agli ultimi anni della sua esistenza. Il debutto al cinema è nel 1945 con Sortilege di Christian-Jaque. Poi nel ’49 alla corte di Louis Daquin, regista comunista che lo fa recitare in Le point du jour. Nel primo dopoguerra e nei successivi anni cinquanta Piccoli diventerà un importante attore di teatro e incontrerà grandi registi francesi e Peter Brook per il quale esordì in un suo Il giardino dei ciliegi.

Il primo vero titolo al cinema che lo vede protagonista è French Cancan di Jean Renoir nel 1954. Sposa la collega Eleonore Hirt, dalla quale si separerà nel 1966, quando sposerà la cantante Juliette Greco. E’ l’incontro con Luis Bunuel nel 1956 a dare un ulteriore scossone alla sua vita. Ne “La selva dei dannati” Piccoli interpreta un prete in fuga durante una rivoluzione. È l’inizio di un sodalizio anche personale intenso e sincero, come accadrà con Marco Ferreri dieci anni dopo. Piccoli diventa un’icona ribelle, avventurosa, di tutto quel cinema anarchico e surreale che è poi stato letto come “di sinistra”.

A cavallo del 1968 è prima l’ispettore Ginko nel Diabolik di Mario Bava e il protagonista di Dillinger è morto di Marco Ferreri. Bunuel gli offre una sequenza di titoli che fanno la storia: cliente di un bordello con la Deneuve in Bella di giorno; La via Lattea, dove è il marchese De Sade; Il fascino discreto della borghesia; Il fantasma della libertà. Tra il 1969 e l’81 interpreta sette film per Ferreri. Il clou nel suicidio collettivo per eccessivo ingurgitare di cibo, assieme a Philippe Noiret, Ugo Tognazzi e Marcello Mastroianni, de La grande abbuffata. Piccoli morirà nel film dopo una crisi di aerofagia. Il film, in concorso a Cannes nel 1972, fece scalpore e suscitò parecchio scandalo. Ecco L’amico di famiglia di Chabrol nel 1973 e i quattro film con Claude Sautet: L’amante, Il commissario Pellissier, Tre amici, le moglie e le altre, Mado.

Lavora con Marco Bellocchio, Claude Lelouch, Leos Carax, Louis Malle. Per Jacques Rivette nel 1991 con La belle noiseuse è un anziano pittore che spoglia Emmanuelle Beart. Per Sergio Castellitto è lo zio Tony in Libero burro (1999). Con Manoel De Oliveira vive un sodalizio di incommensurabile valore con diversi titoli tra cui Ritorno a casa (2001). Nel 2011, Habemus papam di Nanni Moretti, dove veste i panni del cardinale Melville che rinuncia all’investitura di nuovo papa fuggendo con una compagnia teatrale.

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Note dal Passato: Michel Piccoli

“A nove anni i miei genitori mi mandarono in collegio. Si allestivano delle piccole rappresentazioni teatrali realizzate dagli studenti. Ricordo la prima volta che partecipai ad uno di questi spettacoli; interpretai una parte in un testo di Ibsen, La vita meravigliosa di un re. Mi convinsi piano piano che il palcoscenico non era così male. A diciannove anni cominciai a frequentare i piccoli teatri parigini, entrando in contatto con grandi personaggi come Jouvet e Pitoeff. Erano dei registi squattrinati, ma l’esperienza fatta con loro fu per me molto importante, perché mi permetteva di avere un contatto con il pubblico. Ricordo gli anni successivi alla fine dell’occupazione nazista, densi di fermenti. Era l’epoca del quartiere St. Germain, si faceva teatro ovunque, nei piccoli ambienti, il cabaret la faceva da padrone. Sartre, Camus e Vian frequentavano quell’ambiente e fu allora che li conobbi. Al Teatro Babilon interpretai i primi testi di Beckett e Ionesco”.

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“Negli anni in cui frequentavo l’avanguardia teatrale conobbi anche giovani autori di cinema, tra cui Marco Ferreri. Era uno di quei registi che durante le riprese non dicono nulla e ti lasciano libero di creare. La sua presenza però era talmente magnetica che riuscivo a capire dal solo sguardo che cosa voleva. Anche Luis Buñuel aveva questa immensa forza”.

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“Quando interpreto un ruolo cerco sempre di comprendere sia il personaggio scritto sia quello che vuole il regista. L’attore deve avere sempre la libertà di creare. Il mestiere dell’attore comporta un continuo e stretto confronto con i propri partners, con il regista e con il pubblico. Il teatro è come una bottega, e noi attori siamo come quei negozianti che cercano di vendere la loro merce. Un’unica differenza: a teatro la seduzione è molto più pericolosa. Se l’attore diventa troppo seduttore può perdere la propria anima. L’attore deve credere nella parte che recita. E’ essenziale per l’attore conservare la modestia sia nel lavoro che nella vita”.

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“La nostalgia è un sentimento bello, ma pericoloso. Mi piace il futuro, anche se il futuro non è allegro. Il passato è terribile, peraltro come il futuro. Dobbiamo vivere nel presente”.

augusto.sciarra@radiotolfaeuropa.it

 

 

 

 

 

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