Radio Tolfa Europa

Edoardo Bennato

(larena.it)

Verona – Il Peter Pan del rock torna in Arena. “Mi sentirò nel cuore della musica”.

Edoardo Bennato sarà tra i protagonisti del Festival della Bellezza, la sera del 12 settembre 2020, per il progetto Arena Agorà: palco al centro, platea di sabbia e tutti seduti intorno, sulle gradinate. Il cantautore napoletano farà un omaggio all’opera lirica, accompagnato dalla soprano Maria Chiara Ghizzoni e dal Quartetto d’archi Flegreo.

Bennato: “Quando hai l’opportunità di suonare all’Arena di Verona l’emozione è enorme. Già stare a Verona e girare per la città è meraviglioso. Se poi riesci a salire su quel palco al centro dell’anfiteatro è come essere nel cuore della musica. Ho partecipato varie volte al Festivalbar. La serata finale in Arena, quella in cui nel 1989, nella sezione album, fu un’esperienza esaltante”.

La bellezza del rock. “Il Rock, con la maiuscola, è il tentativo di scardinare le false morali, i luoghi comuni, di andare in direzione ostinata e contraria”.

Il blues. “Tutto deriva dal blues; tutta la musica contemporanea, jazz compreso. Il blues è il mio pane quotidiano”.

Rap. “Credo che chi fa rap abbia ereditato, spesso nei testi, il linguaggio dei cantautori impegnati”.

Parole & Musica: Edoardo Bennato

“La gente a volte vede del rock solo il lato pericoloso, ludico, sessuale, estetico, prima ancora che quello socio-politico. Si dimentica che molti giovani hanno trovato nel rock un mezzo per sfogare il proprio malcontento adolescenziale, per divertirsi al di fuori della monotonia del consumo culturale classificato: tv, discoteche, cinema. Il rock è diventato per molti una ragione di vita. Sbaglia chi lo considera l’espressione di una sottocultura popolare”.

“Chi consuma rock & roll lo fa per liberarsi delle convenzioni, per venire fuori dalla sabbie mobili in cui siamo caduti tutti quanti, per rompere con le regole, con le convenzioni, con l’establishement e il finto perbenismo”.

“Il momento in cui l’establishement si rende conto che il rock può essere uno strumento di sovversione e che non ha armi per combatterlo, cerca di farlo suo addomesticandolo. Elvis Presley ne è un esempio. I perbenisti che vedevano in lui il pericolo, lo hanno mandato a fare il militare, gli hanno dato una bella divisa fatta su misura e hanno invaso il mondo con le sue fotografie, perché doveva essere di buon esempio ai ragazzi americani che dovevano andare in Vietnam. Il rock spesso nasce come trasgressione, ma alla fine viene fagocitato dal sistema perdendo  la sua carica iniziale. Ma inizialmente è stato un elemento liberatorio”.

“Ogni tanto mi si accusa di sentire troppo il mito americano. Ma l’America è la patria del rock & roll, da lì ha dilagato in tutto il mondo. E’ l’area intellettuale della Big Apple, concentrata nella zona meridionale di Manhattan, a coltivare il sogno del rock.”.

“Negli anni ’60 la dimensione musicale americana poggiava le proprie ragioni artistiche e sonore su un movimento alle prese con questioni cruciali come: il Vietnam, l’enciclica della Pace sulla Terra, la marcia di Martin Luther King a Washington e il discorso del famoso “I Have A Dream”, la rivolta nera in Alabama con le bombe esplose nelle chiese, Rogers La Porte che si bruciava vivo nel cortile del palazzo delle Nazioni Unite in segno di protesa per la morte di tanti giovani in Vietnam. In Europa, a Berlino Ovest, sul muro della chiesa dell’Imperatore Guglielmo compariva il manifesto “Gesù è stato il primo beatnik”. Bob Dylan affermava che il rock è un mezzo di comunicazione incredibile. Aveva ragione. Oggi lo usano artisti come: Peter Gabriel, Little Steven, Simple Minds, Sting, U2”.

“Le radici della mia musica affondano nel rock più puro. Sin dalle prime canzoni non ho mai smesso di denunciare dei fatti. Per arrivare al successo ho scelto la strada più lunga per essere coerente con me stesso. Questo a costo di sentirmi dire, una volta, dalla discografica Mara Maionchi che non ero tagliato per fare questo mestiere, che le mie canzoni potevano piacere solo a pochi amici dei Campi Flegrei”.

“Ricordo che mia madre, quando ha sentito per la prima volta Domenico Modugno, ha gridato allo scandalo perché ribaltava quelli che erano i canoni musicali dell’epoca. Anche Peppino Di Capri, quando cantava “Malatia” e “Voce e Notte”, le stravolgeva con la sua voce nasale. Era criticato dai puristi del canto, abituati alla modulazione vocale di Sergio Bruni, Gino Latilla, Mario Abbate. E’ anche vero che certe mode, a volte, sono negative. Vediamo masse di giovani che seguono una corrente, spinti dai mass-media. Jovanotti, per esempio, può essere un personaggio negativo visto dalla nostra ottica. Ma ha certamente qualcosa di buono se riesce a coinvolgere tanti ragazzi. Siamo noi a non rendercene conto perché facciamo parte di un’altra generazione”.

“Nel ’68 c’erano delle esigenze e degli slanci nuovi. C’era il Flower Power, la beat generation, si scopriva Ginsberg, si leggeva “Howl” e “Juke Box all’idrogeno”. C’era Kerouac che rispondeva a un nuovo tipo di libertà, come aveva fatto a suo tempo Hemingway. C’era la necessità di recuperare certi valori dopo la Seconda Guerra Mondiale. C’erano i ragazzi che creavano comunità alternative nel deserto del Nevada. C’era Woodstock dove tutti si spogliavano e facevano il bagno nudi per avvicinarsi alla natura. Tutte queste cose sono state in seguito prese dai mass-media, dalla gente di potere e trasformate in business”.

“Il mio primo palcoscenico, da ragazzino, è stato il cortile di casa di Bagnoli alla periferia di Napoli. Era ai Campi Flegrei, un’area in cui si mescolano ricchezze archeologiche, paesaggistiche, termali, con una costa frastagliata, tanto verde e un’isoletta: Nisida, cui si arriva attraverso un ponte artificiale. Sembra un posto da favola. Ma guardando il cielo si scopre che ha perso il suo smalto e che il mare è malato. L’Italsider ha inquinato l’ambiente e, all’occhio di chi conosceva le antiche bellezze ora appare un posto desolato e triste, come una metropoli disfatta”.

“Gli U2 parlano di Belfast, Little Steven del Sud Africa, io dei problemi di casa nostra che nascono dal fatto che ancora esiste una profonda disparità tra Nord e Sud. Io faccio il rock. Ma ho soprattutto una coscienza morale, e voglio impegnarmi per ricordare agli altri che è doveroso risvegliarsi”.

a.s.

 

 

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