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John Lennon, 8 dicembre 1980: muore assassinato. Il ricordo 40 anni dopo.

8 dicembre 1980: John Lennon veniva assassinato per mano di Mark Chapman. “Hey, Mister Lennon” furono le ultime parole pronunciate da Champman prima di fare fuoco per quattro volte contro John Lennon. Il suo omicidio per molti ha segnato la fine di un’epoca. Chapman è stato condannato a un minimo di vent’anni al massimo dell’ergastolo. “Mi dispiace per aver causato tutto questo dolore” ha detto. Nel 2010 disse che stava valutando di uccidere Johnny Carson o Elizabeth Taylor ma che poi scelse Lennon perché l’ex-Beatle era più accessibile, perché il suo appartamento a Central Park “non era così nascosto”.

L’omicidio di John Lennon ebbe luogo la sera di lunedì 8 dicembre 1980. Il celebre musicista inglese venne colpito da 4 proiettili sparatigli alle spalle da Mark David Chapman con una pistola calibro 38 nell’ingresso del Dakota Building, sua residenza a New York City. Lennon era appena tornato da una seduta di registrazione al Record Plant Studio insieme alla moglie Yoko Ono. Gravemente ferito, Lennon venne dichiarato morto all’arrivo al Roosevelt Hospital. Il corpo di Lennon fu cremato al Ferncliff Cemetery di Hartsdale (New York) due giorni dopo il decesso. Le sue ceneri furono consegnate alla Ono, che scelse di non far celebrare nessun funerale.

Il 14 dicembre 1980 milioni di persone in tutto il mondo risposero all’appello della Ono di fermare ogni attività per 10 minuti di silenzio in onore di Lennon. Trentamila si riunirono a Liverpool e circa 225,000 persone si recarono a Central Park, vicino al luogo del delitto. In questi dieci minuti, ogni stazione radiofonica di New York City sospese le trasmissioni.

John Winston Lennon (Liverpool, 9 ottobre 1940 – New York, 8 dicembre 1980)

9 ottobre 1940, Maternity Hospital di Liverpool, Oxford Street: Julia Stanley dà alla luce John Winston Lennon. Julia e Alfred si sono sposati due anni prima e due anni dopo si separeranno. Un giorno papà Lennon torna per riportare con sé il piccolo John in Nuova Zelanda. Ha poco più di 5 anni, ma sono abbastanza per prendere la sua prima decisione: restare a Liverpool con sua madre Julia. John viene affidato alla zia Mimì.

“Il rock and roll era reale. Tutto il resto era irreale. Quando avevo quindici anni era l’unica cosa che potesse arrivare a me”. John ricordava così la sua adolescenza. “Con quella non ti guadagnerai mai da vivere” dice zia Mimì a John mentre strimpella la chitarra che Julia gli ha messo in mano, insegnandogli i primi accordi su un banjo. Quando i Quarry Men salgono su un palco la prima volta, la strada che si spiana sembra smentire zia Mimì. È il 9 giugno 1957. La prima apparizione in pubblico della band impressiona uno spettatore: Paul McCartney, che aspetta la fine del concerto per chiedere a Lennon di ascoltarlo mentre esegue “Be Bop A Lula” e “Twenty Flight Rock”. Così ha inizio l’avventura musicale chiamata Beatles.

15 luglio 1958: un incidente d’auto gli porta via la madre Julia sotto i suoi occhi. Pochi mesi dopo incontra Cynthia Powell al Liverpool Art College. È mora, ha i capelli mossi, porta gli occhiali, ha un anno più di lui. Nei Quarry Men arriva George Harrison. Poco dopo la band cambia nome in Silver Beatles. Sono l’attrazione fissa del Casbah Club di Liverpool, sono pronti per il debutto al Reeperbahn di Amburgo, e poi al Cavern Club di Liverpool. Le anfetamine sono le compagne di John nelle interminabili ore di live. Nella nuova vita da rockstar di John c’è anche posto per il matrimonio con Cynthia, il 23 agosto al Mt. Pleasant Register Office di Liverpool, pochi mesi prima della nascita di John Charles Julian Lennon, l’8 aprile del 1963 al Sefton General Hospital di Liverpool.

Autunno 1966: avviene il primo incontro tra John e Yoko Ono. Si sposano a Gibilterra il 23 marzo 1969, una volta ottenuto il divorzio da Cynthia. La cerimonia è il loro bed-in all’Hilton di Amsterdam, inviano un pacchettino con “semi di pace” ai leader politici mondiali e alla stampa di mezzo mondo. Lennon, nell’ottobre 1965, restituisce la medaglia dell’Ordine dell’Impero Britannico alla Regina Elisabetta: “Maestà, vi rimando indietro questo titolo per protestare contro il coinvolgimento della Gran Bretagna nella guerra nel Biafra, in Nigeria, e contro il sostegno agli Stati Uniti per la guerra in Vietnam. Con amore, John Lennon”.

“Io non credo nei Beatles, io credo solo in Yoko e in me, io ero il tricheco, ma ora sono John, e così cari amici dovete solo andare avanti, il sogno è finito”. I Beatles si sciolgono nell’aprile del 1970. Da quel momento hanno inizio le polemiche con Paul. Dopo la “sparata” nell’album Plastic Ono Band, arriva quella nel disco Imagine: “Il suono che produci è musicaccia per le mie orecchie, eppure dovresti aver imparato qualcosa in tutti questi anni” dice a Paul McCartney con “How do you sleep?”.

Aprile 1973: John e Yoko si trasferiscono al Dakota nella 72esima strada di New York di fronte a Central Park. John ha problemi col governo federale per il riconoscimento della cittadinanza americana, e il suo impegno politico non aiuta, gli agenti della CIA lo controllano. Dopo un anno di separazione da Yoko, che John trascorre a Los Angeles con May Pang (segretaria di Yoko), il 9 ottobre 1975 nasce Sean Taro Ono Lennon. 8 dicembre 1980: John Lennon, rientrando nella sua casa vicino Central Park, viene raggiunto dai colpi di pistola della calibro 38 di Mark David Chapman. Tre settimane prima era uscito “Double Fantasy”.

Paul McCartney: “Tra John Lennon e me c’era grande rivalità”. La competizione animava il loro rapporto durante il periodo in cui facevano entrambi parte dei Beatles.

Paul McCartney ha ammesso di aver avuto un rapporto competitivo con John Lennon. “Era una sorta di competizione perché io scrivevo qualcosa e lui cercava di migliorarla, allora io cercavo di migliorare ulteriormente la sua versione. Era un sistema che funzionava”.

Time – Note dal Passato: John Lennon

“Diamo alla pace una possibilità, non spariamo alla gente in nome della pace. Tutto ciò che ci serve è amore, io ci credo. Non sto inneggiando alla divinità. Non ho mai inneggiato alla divinità. Non ho mai detto di essere un’anima pura. Non ho mai sostenuto di avere delle risposte di vita. Non posso soddisfare le aspettative che le persone nutrono in me, perché sono illusorie”.

 

“La cosa più difficile è fare i conti con sé stesso. E’ più facile gridare “rivoluzione!” e “potere al popolo!” che guardarsi dentro e scoprire cosa c’è di vero”.

“Quando ero più giovane, mi piaceva pensare che il mondo fosse ai miei piedi, che mi dovesse qualcosa”.

“Ero un ragazzino di periferia che voleva imitare i rocker. Credevo che bisognasse essere come James Dean in qualsiasi situazione. Mi rifugio ancora in quell’immagine quando mi sento insicuro”.

augusto.sciarra@radiotolfaeuropa.it

 

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