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Paola e Lucio – Pallottino, la donna che lanciò Dalla (Massimo Iondini)

Dalla collaborazione tra Lucio Dalla e Paola Pallottino sono nati brani storici come: “4 marzo 1943”, “Un uomo come me”, “Il gigante e la bambina”, “Anna Bellanna”.

L’autore ripercorre la carriera del cantautore bolognese attraverso diversi aneddoti. La prefazione del libro è affidata a Gianni Morandi. Tante le testimonianze di amici e colleghi: Gino Paoli, Renzo Arbore, Ron, Angelo Branduardi, Paola Pallottino, Maurizio Vandelli, Maurizio De Angelis, Vince Tempera, Angelo Branduardi, Armando Franceschini,

(popolis.it)

Aprile 1970: usciva nei negozi un disco con la firma di Paola Pallottino e Lucio Dalla. Nessuno avrebbe potuto immaginare che dieci mesi dopo quella “strana coppia” di autori (l’illustratrice di fiabe diventata paroliera e il barbuto cantante bolognese) avrebbe sfornato la canzone più coraggiosa e rivoluzionaria mai scritta prima: “Gesubambino”.

Iondini racconta la carriera di Dalla nei primi anni Settanta dall’exploit sanremese di “4 marzo 1943” al giallo de “Il gigante e la bambina”, fino alla prematura e definitiva rottura del rapporto con Paola Pallottino, che aprì la strada alla collaborazione di Lucio con il poeta e intellettuale bolognese Roberto Roversi.

“Fu una pionieristica e fondamentale collaborazione quella tra Dalla e l’allora illustratrice di fiabe Paola Pallottino – dice Massimo Iondini – Un incontro decisivo per la carriera di Lucio a partire dal testo di “Gesubambino”, talmente personale e autobiografico da indurlo a intitolare il brano, complice anche la censura della Rai e degli organizzatori del Festival di Sanremo 1971, con la sua stessa data di nascita, 4 marzo 194”..

(sound36.com)

Lucio Dalla deve molto a Paola Pallottino, prima e unica donna ad aver collaborato strettamente con lui. Oltre a regalargli ottimi testi, gli ha premesso di farsi conoscere e apprezzare, fornendogli la reputazione e gli strumenti finanziari per proseguire nel suo percorso.

La prefazione di Gianni Morandi: “Poi finalmente (Lucio) fece l’incontro giusto, con una signora che illustrava libri per bambini e scriveva originalissimi testi. E’ chiaro che delle esperienze con Paola Pallottino ha fatto immensamente tesoro.

Il libro rende un quadro completo e affascinante di quell’epoca storica, recuperando documenti mediatici del tempo, come gli articoli di giornale e le dichiarazioni virgolettate dei diretti protagonisti.

(corrieredibologna.corriere.it)

Sul finire degli anni Sessanta Paola (che diventerà storica dell’arte, docente universitaria, scriverà testi importanti) vive a Bologna, illustra fiabe per bambini, crea racconti e poesie, è stimata da Aldo Palazzeschi. Lucio suona, canta, ha il jazz nel sangue, non riesce a sfondare. Alcuni amici consigliano a Paola di bussare alla porta di Lucio per sottoporgli i suoi testi. E qui comincia la storia di un intenso sodalizio artistico.

Paola Pallottino: “Nell’entourage maschilista di Lucio ero guardata con sospetto. Sembravano chiedersi sempre cosa potesse fare una femmina lì in mezzo a loro”.

“La Rca mandò “Gesubambino” a Sanremo senza immaginare che avrebbe fatto il “busso”. La mattina dopo la vittoria morale della canzone, che arrivò terza, le copie erano già finite e dovettero ristamparle in corsa”.

“Sono stata due anni in Tunisia con mio marito e ascoltando gli chansonnier francesi mi rendevo conto della loro forza. De André mi fece capire che si potevano scrivere canzoni che non fossero Papaveri e papere. Poi, l’incontro con Lucio. Me lo consigliarono alcuni amici”.

Lucio Dalla (Bologna, 4 marzo 1943 – Montreux, 1 marzo 2012)

“Amo i dialetti, in particolare quelli del Sud delle mie origini. Adoro il dialetto bolognese. Nelle mie canzoni ho inserito delle frasi dialettali”.

“La mia storia musicale è cominciata col jazz. Così è nato il mio amore per la musica . La musica non ha steccati. Ho iniziato a suonare il clarinetto non sapendo una nota di musica. Mi sono ritrovato giovanissimo a suonare con Chet Baker e a giocare a flipper con Andy Warhol, io destro, lui mancino”

“I pochi momenti bui sono stati quando ho avuto successo con “Futura”, “Caruso”, “Canzone”, “Attenti al lupo”. Per molti mesi non mi sono più sentito padrone della mia vita, libero di andare dove volevo”

“Federico Fellini veniva ai miei concerti e si addormentava dietro al palco. Stava preparando “Ginger e Fred”. Era un visionario con un profondo senso musicale. L’apparato della Chiesa lo ispirava più di ogni altra cosa”.

“Napoli è la città dove mi sento meglio, la mia creatività si esalta”.

“Il mio rapporto con la lirica è iniziato con la regia di “Pierino e il lupo” di Prokofiev. Poi ho fatto “Pulcinella” di Stravinski, con l’ Arlecchino di Busoni”.

“La canzone Caruso è nata in modo molto casuale. Una volta la mia barca si è rotta e mi sono fermato nel porto di Sorrento. Mi hanno dato la suite dove era morto Caruso. C’era il pianoforte che aveva usato lui. Mi sono fatto raccontare le ultime ore della sua vita. Poi ho aggiunto  della parti in napoletano per dare l’epos giusto. Mai avrei pensato che quella canzone avrebbe venduto milioni di dischi nel mondo”.

La grande idea di “Nuvolari” è stata di trasformare in una canzone il passaggio storico importante dalla civiltà contadina alla cultura e alla civiltà industriale. Oggi la civiltà contadina è stata completamente cancellata. E’ cambiato il linguaggio, sono cambiati i comportamenti, i segni. L’Italia, da Nuvolari in poi, ha cominciato quel processo di globalizzazione che ha avvicinato culture diverse, facendo comunque perdere al nostro Paese una parte della sua identità”.

“La televisione e i mass media hanno cambiato i modelli di aggregazione. Oggi non c’è più il contatto con gli altri che vivono l’evento insieme a te, uscendo dalle case, venendo dalle città e dalle campagne. La televisione è destinata a svuotare gli stadi, cosa che sta accadendo. Noi lo chiamiamo progresso, ma in realtà perdiamo tutta una serie di benefici che ci venivano dal condividere fisicamente dei grandi eventi con altri esseri umani. La nascita di un mito, corrispondeva a una necessità sociale. Oggi non è più così. Non ci sarà più un Che Guevara, perché la condivisione delle sue problematiche erano di tipo sociale, politico, fisico. Oggi è sostituito da miti prevalentemente virtuali, telematici”.

“Futura l’ho scritta dopo una visita a Berlino. Berlino Ovest era tutta una luce, Berlino Est tutta buia. Sono andato al Check-Point Charlie. Mi sono fermato a guardare. Poi è arrivato un taxi. Dentro c’era Phil Collins dei Genesis. E’ sceso e si è messo anche lui a guardare, senza dire niente. Non sono andato a parlargli, anche se mi sarebbe piaciuto. Perché non avrei sopportato che in quel momento qualcuno fosse venuto a parlare con me”.

Cristo ha saputo essere anacronistico. Ha creato codici nuovi. Come lui San Francesco. Mass-mediologi assoluti, uomini che avevano capito tutto”.

augusto.sciarra@radiotolfaeuropa.it

 

 

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