Radio Tolfa Europa

Music News

(corriere.it)

Stefano, Pooh, musica e Tir

Dodi Battaglia: “Eravamo ragazzi. Avevamo vent’anni, poco più. Coi primi soldi veri, che altri avrebbero forse speso in Ferrari e Maserati, comprammo un autotreno. A Stefano piaceva occuparsi un po’ di tutto. Un fratello onesto e per bene del quale potevi fidarti ciecamente. Potevamo dedicarci ai nostri sogni, alle nostre melodie, perché dietro c’era lui. Il vero collante era lui”.

Andarono tutti insieme, quel giorno che decisero di investire sul loro futuro, a comprare l’autotreno. Appuntamento a Bologna. Capannone della società OM. Racconterà Stefano: “All’inizio ne riempivamo un quarto e ci chiedevamo: come famo a riempirlo tutto? Poi siamo arrivati a riempirne otto o nove”. Dodi: “Era giallo. Un giallo più giallo di ogni altro giallo. Quando in macchina superavamo un Tir era tutto una gara: “Il nostro più grande”, “il nostro è più lungo”, “il nostro è più bello” ma poi finivamo sempre lì: il nostro è più giallo”.

(rollingstone.it)

Nell’album del 1980 ‘Dalla’ c’è tutta la disperazione di Lucio. Il produttore Alessandro Colombini e il chitarrista Ricky Portera: “Non pensava che l’arte potesse nascere dalla serenità, aveva una malinconia profonda, dolce e amara”.

Questo disco compie 40 anni e Sony Legacy lo ripubblica in una edizione limitata numerata, con una rimasterizzazione dai nastri originali.

Alessandro Colombini : “Una sera a Carimate arrivò Ennio Melis, il direttore generale della RCA che non si spostava mai da Roma, tranne qualche volta per venire da noi; dopo l’ascolto, nella notte, ci espresse la sua soddisfazione per l’album e fu a questo punto che Dalla espresse la sua solitudine e la paura del futuro: “nel mio futuro, queste canzoni, questi testi, questo successo, a chi li lascio?”. La sua era disperazione vera che ci lasciò esterrefatti e sconcertati. Quel Dalla lì non lo avevamo mai conosciuto prima”.

Ricky Portera (storico chitarrista e co-fondatore degli Stadio): “Sono certo che Lucio fosse tra quelli che non pensavano che l’arte potesse nascere così bene dalla serenità. Lui non era un tipo facile, aveva anche il proprio buio, e poteva capitare che un giorno ti portasse sul palmo della sua mano e il giorno dopo facesse l’esatto opposto. Questa malinconia un po’ innata che aveva Lucio esce tutta quanta in queste canzoni. I testi li scriveva di notte, perché era un uomo della notte, aveva bisogno di quel vuoto intorno, di quella solitudine notturna. Mangiava cotolette e poi scriveva nella sala del camino allo Stone Castle di Carimate fino al mattino. Ci sono state notti in cui eravamo lì solo io, lui, i grandi cani del castello e il custode. Una volta sono entrato nella sua stanza e lui non sapendo chi potesse essere, sentendo i passi, aveva tirato fuori una pistola. Da quelle notti usciva tutta questa profonda malinconia,dolce e amara. Lui era così”.

Colombini: “I cantautori avevano paura dell’amore, c’era questa vergogna generale. Qui Lucio invece sceglie di dargli spazio ma in un modo nuovo, di cambiare le modalità con cui immergersi nella questione amorosa”.

Portera: “La prima volta dall’agenzia di Bibi Ballandi mi avevano detto che Lucio Dalla cercava un chitarrista. Sono andato a trovarlo in un locale vicino a Modena dove suonava. Il giorno dopo mi ha messo subito a suonare. Questo ti sintetizza molto bene di che tipo di persona stiamo parlando”.

(lagone.it)

39 anni dopo torna “La voce del padrone”

L’album, pubblicato nel 1981, raggiunse il successo l’anno successivo. Franco Battiato si allontana dal rock progressivo della prima fase della sua carriera, affermando quella veste trascendentale che avrebbe contraddistinto la sua musica e arrivando al grande pubblico grazie a brani come “Summer on Solitary Beach”, “Bandiera bianca”, “Gli uccelli”, “Cuccurucucù”, “Segnali di vita”, “Centro di gravità perma­nente” e “Sentimiento nuevo”.

Note dal Passato: Franco Battiato

“Oggi il livello medio della musica pop mi appare bassissimo. Ciò che si ascolta e si vede in certi talent show è patetico. Per fortuna ci si può sempre rifugiare in certi geni del passato i quali, ogni volta che si ascolta qualche loro composizione, ci ricordano che la musica è un ponte tra la nostra realtà apparente e il divino”.

“Non avevo idea di cosa fosse la fama. L’ho capito dopo il successo de La voce del padrone. Con Patriots, uscito nel 1980, avevo venduto 100mila copie. Ritenevo di avere già toccato il mio apice di popolarità come musicista”.

“L’aspetto positivo del pubblico italiano è che ogni tanto può spiazzarti, accogliendo una canzone in una maniera che non avevi previsto, ma non ha la capacità di seguire un artista anche su piani diversi dal consueto. Gli italiani tendenzialmente non amano le scommesse, preferiscono ascoltare sempre la stessa canzone piuttosto che avventurarsi su un terreno di novità”.

“Io sono stato creato, se così posso dire, soprattutto per fare canzoni. A un certo punto della mia carriera mi sono reso conto di essere venuto al mondo soprattutto per  far conoscere alla gente argomenti ardui grazie a una musica fornita di una forte capacità comunicativa”.

 

“Per cantare un certo genere di canzoni bisogna essere in piedi, per cantarne altre bisogna essere seduti. A me piace cambiare, non mi pongo il problema della fedeltà a sé stessi. Anche quando sto seduto mi sento a mio agio. Per cantare un certo genere di canzoni utilizzo le mani più che il corpo”.

“Ho alle spalle trent’anni di meditazione. Dovunque io viva, sento il bisogno di ritirarmi. Lo faccio due volte al giorno, come gli antichi egizi. Mi ritiro all’imbrunire e al mattino prima di fare colazione e dopo aver fatto le abluzioni mattutine. Non è mai cambiato mai il sapore di questa dimensione metafisica dai primi tempi a oggi, sono cambiate le tecniche, ma il sapore resta identico”.

“Il mondo occidentale ha fatto dei passi eccezionali nel campo della scienza e della tecnica. Un po’ meno per quello che ha dimostrato nell’aspetto esteriore: non ha pazienza, non si dedica, non ha voglia di studiare, punta a fregare gli altri. Il problema è che ormai abbiamo contagiato il mondo”.

“Sono partito dallo sperimentalismo, ho scritto canzoni popolari, girato film, dipinto quadri. Quelli che mi apprezzavano in una veste mi hanno dato retta anche quando mutavo essenza senza pretendere che somigliassi a un juxe-box e che a ogni monetina inserita corrispondesse un loro desiderio. Mi hanno lasciato essere come volevo. Sono cambiato e ho fatto tutto il mio percorso solo per loro. Me ne frego delle sicurezze e me ne frego di offrirle”.

“La Voce del Padrone vendette più di un milione di copie. Quel disco non aveva niente a che vedere con lo sperimentalismo degli Anni ’70. Dietro c’era comunque un lavoro. Gli invidiosi dicevano: “Il vero Battiato ci ha traditi, lo abbiamo perso nel ’75”. Si sbagliavano. Ma visto che vendevo era più facile sostenere che mi fossi piegato al sistema”.

“Non voglio essere chiamato maestro. Sono stato fortunato, protetto da un patto stabilito altrove, ho avuto delle grandi soddisfazioni da quelli che stanno sopra di me”.

“Uno può vendere tantissimo e non valere niente. Non è l’aggregazione che fa la forza: se l’artista è geniale lo è e basta. Non occorre decretarlo un genio. È un valore assoluto. Johann Sebastian Bach era un genio. Lui lo sapeva. E non è stato riconosciuto da nessuno al suo tempo. Anche se non lo avesse sentito nessuno il valore intrinseco del suo lavoro ci sarebbe stato lo stesso. Ci sono mistici di cui nessuno sa niente che aiutano di più l’umanità a crescere che non il cosiddetto sociale. Uno in una stanza, che si trovi in Macedonia oppure in Calabria o altrove, può influenzare gli individui senza che loro lo sappiano. Perché siamo legati”.

“Detesto il giovanilismo. Quando mi dicono che la mia musica piace ai giovani non lo capisco. Che poi ci siano delle tendenze a me interessa poco”.

“Mi dispiace vedere come nel secolo delle grandi scoperte scientifiche ci sono dei primitivi che si picchiano allo stadio, come ai tempi del Basso Impero. Si è arrivati a un disinteresse per la vita che ti fa ammazzare per centomila lire. La politica fa parte della stessa cosa. Mi capita di sentire in televisione una retorica disgustosa che era già vecchia cinquant’anni fa”.

“In una lettera a Goethe, Beethoven dà una definizione importante di musica come tramite sicuro per il contatto col divino. Credo che valga sia per i musicisti che la praticano sia per il pubblico dotato di una certa sensibilità e che ascolta certi generi. La musica leggera si occupa dell’umano e la classica del divino, perciò ci sono differenze di percezione”.

“Sono vegano, ma non stretto. Mangio alla mediterranea: sono pazzo del gazpacho, della pasta aglio, olio e peperoncino e di quella alla siciliana con pomodori a pezzettini e melanzane”.

“Ho abbandonato Milano non per idiosincrasia della metropoli, ma perché ho sentito la necessità del silenzio, la voglia di avere spazi più ampi a mia totale disposizione. Milano ogni tanto mi manca: i suoi teatri, i suoi cinema, qualche concerto, l’appuntamento pomeridiano al bar per un cappuccino. Ma sono felice, insomma”.

“La della pittura è stata una necessità, di porre rimedio alla mia totale incapacità di fare qualsiasi cosa con le matite e i pennelli, il mio blocco di fronte alla trasformazione di una cosa vista in una cosa trasposta su tela. Quella della pittura è stata una sorta di sfida con me stesso. E ora credo di poter affermare di averla vinta, questa sfida. Ora so che cos’è la prospettiva, ora ho capito che la pittura e la musica occupano dimensioni totalmente diverse, anche se complementari, nella mia mente e nel mio cuore”.

(auto.it)

Ennio Morricone, la musica al servizio dei motori. Le sue note hanno descritto molti spot pubblicitari dedicati al mondo delle auto.

RENAULT 18

Nel 1981 la pubblicità della Renault 18 viene affidata a Sergio Leone, che  gira un corto dal titolo “Il Diesel si scatena”. Lo spot riprende l’auto al centro di un’arena, incatenata come un gladiatore. La colonna sonora di Morricone è in pieno stile Western, si mescola al rombo del motore. Il tema musicale ha il sapore della Trilogia del Dollaro e accompagna l’evasione della Renault 18 dalle catene. Sul finale, un pianoforte sembra citare “Per Elisa” di Beethoven.

PEUGEOT 607

Lo spot pubblicitario si avvale di un brano famosissimo di Morricone, scritto per il film “C’era una volta il West” del 1968 diretto sempre da Sergio Leone: “Man with a Harmonica”.

LANCIA DELTA 2008

L’ultimo spot a cui ha partecipato Morricone è quello per Lancia Delta del 2008, con protagonista Richard Gere. Il brano composto dal Maestro per il video si intitola “Verso Est” e mette da parte le sonorità tipiche del Western, per raccontare scene più lontane ed epiche.

(ilgiornale.it)

L’obiettivo è Freddie Mercury. In un libro tutti gli scatti di Neal Preston che ha seguito il gruppo per anni. Una vera biografia per immagini.

Neal Preston, per poter scattare queste foto, doveva era sempre con loro. Doveva diventare parte dello scenario, non farsi notare per poter cogliere attimi più spontanei. Ma ci sono anche molte foto di altri momenti, fuori dalla scena, le foto dei Queen con Michael Jackson, di quando incontrarono Andy Warhol, la scaletta di un concerto scritta a mano e attaccata a una porta di un camerino, Freddie che firma la natica di una ragazza in una delle loro folli feste, Freddie che si trucca prima di andare in scena, Freddie che guarda con la sua storica fidanzata Mary Austin delle diapositive, le buffe immagini in Messico con tutta la band che indossa enormi sombreri. E il Live Aid, il 13 luglio del 1985, al quale i Queen parteciparono e come spettacolo spazzarono via tutti, da Elton John agli U2, dagli Who a David Bowie. Ciò che più colpisce sono le foto in cui c’è Freddie. In un’intervista Freddie disse: “Io non voglio essere una rockstar, voglio diventare una leggenda”. Ecco perché i Queen finiscono il 24 novembre del 1991, con la morte di Freddie Mercury. Una morte che Freddie ha trasformato in un’altra leggenda, incidendo fino alla fine l’ultimo album Innuendo.

(r3m.it)

I migliori 5 album rock che compiono 50 anni a novembre

“THE MAN WHO SOLD THE WORLD” – DAVID BOWIE

Ha visto Bowie allontanarsi dalla sicurezza dell’acustico, del folk rock e avvicinarsi allo strano, ironico e totalmente distinto stile per cui poi è stato conosciuto da tutto il mondo.

“GENTLE GIANT” – GENTLE GIANT

Prima di essere conosciuti come grande band progressive verso a metà degli anni ’70, i Gentle Giant, con l’aiuto del produttore di David Bowie (Tony Visconti) sperimentarono, incorporando influenze che vanno dai Led Zeppelin a Frank Zappa.

“ALL THINGS MUST PASS” – GEORGE HARRISON

Il singolo, “My Sweet Lord”, ha raggiunto il numero 1 sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito, rendendolo il primo Beatle a farlo con un disco solista. Harrison arruolò per la registrazione una lunga lista di amici, tra cui Eric Clapton, Ginger Baker, Peter Frampton, Klaus Voorman e molti altri.

“HIS BAND AND THE STREET CHOIR” – VAN MORRISON

Il singolo principale del disco, “Domino”, un tributo al pioniere del rock & roll Fats Domino, raggiunse la posizione numero 9; il secondo singolo, “Blue Monday”, al numero 23.

“LOLA VERSUS POWERMAN AND THE MONEYGROUND, PART ONE”– THE KINKS

Il singolo, “Lola”, divenne un successo nella Top 10, riconfermando la popolarità dei Kinks negli Stati Uniti. Il brano viene da alcuni considerato una delle prime avvisaglie del glam rock.

(ilmanifesto.it)

Vecchie certezze e nuovi classici: è il rock degli Ac/Dc. Ritorna la band con “Power Up”.

Alcune delle idee da cui sono partiti per realizzare Power Up arrivano dal lavoro dei fratelli Young nel 2008 e dalla preparazione di Black Ice. Ripreso in mano quel materiale gli Ac/Dc hanno richiamato il produttore Brendan O’Brien. Angus, unico Ac/Dc in attività continuativa dal 1973, ha convocato il cantante Brian Johnson, Steve Young, il batterista Phill Rudd e lo storico bassista Cliff Williams. Power Up non tradisce l’ascoltatore fedele e saprà piacere a chi non conosce il quintetto australiano.

 

 

Radio Tolfa Europa
rte logo

Registrazione al Tribunale di Civitavecchia n. 2/2020 (Registro Stampa) il 22/07/2020

Contatti
direttore responsabile

Augusto Sciarra

INDIRIZZO

Via della Concia 53

00059 Tolfa

Phone

+39 329 7112630

Le nostre APP
Torna su