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Paolo Crepet (psichiatra, sociologo, scrittore, intellettuale)

“La speranza si basa sulla capacità di indignazione, sul coraggio di cambiare le cose che non ci piacciono. Finché c’è la capacità di indignarci c’è vita, quando non ci indigniamo più, siamo morti, nel senso che siamo vecchi”.

“Questa di oggi è una generazione che è molto imbruttita e ha di tutto, per cui cerca di meno, perché ha molte cose. Non tutti sono disposti o capaci di cercare delle cose”.

“L’infelicità per molte persone è una ciambella di salvataggio. Poiché la felicità è complicata, va ricercata, e quando la si trova non dura, è faticosa, è una sorta di grande nevrosi. Se si scarta ciò che è faticoso, si scarta anche la felicità, così come la passione, la libertà”.

“La psichiatria ha in qualche modo a che fare con l’arte. Mi dispiace che da alcuni venga considerata una scienza perfetta, una sorta di religione che ha i suoi comandamenti, le sue regole auree. Lo psichiatra deve possedere una grande cultura, una grande saggezza, altrimenti sarà mediocre”.

“La passione è l’inquietudine che nasce dal voler fare. La passione è come il mare che certe mattine è piatto e poi comincia ad avere le onde. Il mare piatto è la vita peggiore che puoi avere. Ma poi comincia a incresparsi con qualche ondina. La vita è più intelligente di noi e ti propone sempre qualche esperienza: un viaggio, andare in un posto a cena in cui incontri una persona. Se uno non esce dalla cantina fa la fine dell’aceto balsamico, invecchia e basta”.

“La capacità di adattamento dell’uomo a qualsiasi condizione della propria esistenza è straordinaria: c’è chi non è morto nei lager, chi non è morto in prigione in Russia. Ci sono ragazzi che partono dal centro Africa e fanno 4 o 5 mila chilometri a piedi, dormono per strada, rischiando di essere uccisi tutte le notti. Ci si abitua anche alle situazioni negative: è un bene dal punto di vista della resilienza, ma è un male dal punto di vista morale. Ti adatti a non mettere più in discussione la condizione in cui ti trovi”.

“La scuola deve essere un luogo appassionante. E’ un diritto dei ragazzi che vanno a scuola trovare qualcosa che li appassiona. Cominci con Leopardi, poi nella vita ti appassioni ad altro. La scuola è il principio evocativo dell’esistenza. Le prime note della sinfonia”.

“Quando l’epidemia finirà sopravviveranno delle paura, dei giustificati timori dell’altro. Ci sarà un periodo in cui ci sentiremo a disagio a stare in una metropolitana affollata”.

“La tecnologia dal punto di vista delle relazioni umane è un disastro. Dobbiamo tornare a parlarci, a guardandoci negli occhi. Se non ci preoccupiamo di questa incapacità di comunicare, di questo “analfabetismo emotivo”, i guai sono grossi sia livello individuale, sia per la comunità. Abbiamo perso le parole e la voglia di raccontarci. Non abbiamo più argomenti, non sappiamo più bene di cosa parlare. Tocca ad ognuno di noi provare a parlare di affetti e di emozioni”.

“La fedeltà dipende dal grado di maturità della persona, non dall’età. Sia l’uomo, sia la donna hanno dei periodi di crisi che non possono prevedere. Crisi di identità che portano a dubitare di sé stessi, ad essere più fragili, a vacillare di fronte alle tante cose che possono accadere nella vita. La fedeltà è anche una questione di opportunità, di ambiente di lavoro. I luoghi dove si consumano i più grandi tradimenti sono gli ospedali, in cui uomini e donne lavorano insieme, soprattutto nei turni di notte”.

“Internet è stata una delle più grandi rivoluzioni democratiche dell’uomo moderno, Oggi è possibile accede a notizie ed informazioni, a prescindere dalla propria situazione sociale, economica, ideologica e politica, offrendo una grande libertà di comunicazione. Internet ed i social networks sono due cose differenti”.

 

 

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