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Parole & Musica: Lino Vairetti (Osanna)

“Mia madre era camiciaia, la chiamavano “la camiciaia degli artisti”. Disegnava benissimo, ma le guerre l’avevano costretta a interrompere gli studi. Tra i suoi clienti c’erano alcuni artisti d’avanguardia napoletani, come Gianni Pisani, Augusto Perez e Gerardo Di Fiore. Lucio Battisti, prima di diventare famoso, venne per un periodo a Napoli con I Mattatori, che erano clienti di mia madre. Anche lui si fece fare qualche camicia da lei. La sua apertura, la sua capacità di dialogo ha aiutato molto me e coloro che frequentavano la sua casa”.

“A quindici anni mi sono avvicinato alla musica, suonando con The Shades. Poi sono andato con I Volti di Pietra, un gruppo che suonava canzoni dei Kinks, Doors, Deep Purple. Nel ’68 ho dato vita ai Collegiali, e nel ’69 a Città Frontale, con Danilo Rustici chitarra,  Massimo Guarino batteria, Nello Brandi basso e Gianni Leone organo. Insieme abbiamo composto le canzoni del primo album degli Osanna, L’Uomo. In seguito, Gianni Leone è stato sostituito da Elio D’Anna,  flauto e sassofoni”.

“Gli Osanna sono nati ufficialmente nel 1970, l’anno dopo è uscito l’album “L’Uomo”. Ci siamo messi subito in luce partecipando al Festival Pop di Caracalla, a Roma, organizzato da Pino Tuccimei”.

“Per le maschere in scena ci siamo ispirati ai quadri di Pablo Picasso. Renzo Arbore ci definì “i Pulcinella rock”, spingendoci a studiare il nostro dialetto, la nostra tradizione popolare. Peter Gabriel si è ispirato a noi per le sue trasformazioni sul palco”.

“La musica è vita, è pane, è acqua, è respirare, amare. E’ un sesto senso come sentire, vedere, odorare, mangiare, toccare, muoversi. Non riesco a immaginare la mia vita senza la musica. Percepisco la musica nel fruscio del vento, in un tuono, nelle onde del mare, nel pianto di un bambino, in un grido di dolore e anche nel silenzio”.

“Amo l’arte, lo spettacolo in tutte le sue forme. Attraverso il personaggio che porto sulla scena esprimo le mie emozioni, i miei pensieri creativi, racconto storie ispirate alla vita reale, alle angosce esistenziali, alla drammaticità e alle contraddizioni del vivere, al potere e alla magia della fantasia, dei sogni, delle passioni, della felicità e della gioia di vivere”.

“Il progressive-rock è entrato nella mia vita di artista e musicista quando avevo vent’anni. La mia anima rock si è arricchita di nuovi elementi creativi e rappresentativi, dando vita a una forma d’arte aperta alle contaminazioni, alla fusione di mondi diversi fino ad allora catalogati in settori ben distinti tra loro. Il progressive mi ha dato la possibilità di superare la semplice forma canzone, dando vita a un mix di rock italiano, musica classica e sinfonica, jazz, blues, suoni popolari ispirati a varie etnie. Ho scritto testi poetici, onirici, surreali, politici. Ho portato in scena degli spettacoli visivi, multimediali, oltre che musicali”.

“Preferisco la notte al giorno. E’ lei mia “musa” ispiratrice. Accanto al mio letto c’è sempre una chitarra, un taccuino per prendere appunti, e il mio notebook. Di notte entro in un’atmosfera magica, libero la mia fantasia. In quei momenti nascono le mie creazioni”.

“Amo suonare nei piccoli teatri, nei club, dove posso percepire le emozioni del pubblico. Il rapporto è più umano, diretto, vero, sincero”.

“Il web, internet, i social networks, i vari sistemi multimediali hanno dato spazio ad una cultura eterogenea, dove è difficile distinguere il bello dal brutto, il bene  dal male, il falso dal vero. E’ difficile fare arrivare alla gente un messaggio più responsabile e sincero, più artistico e creativo. Per noi artisti di generi più “difficili”, “particolari”, non è facile promuovere e divulgare la nostra musica. Con passione e determinazione continuiamo a comporre e suonare”.

“Il libro “L’uomo. Sulle note di un veliero” analizza la storia mia e degli Osanna attraverso quella della controcultura degli anni ’60 e ’70. L’autore, Franco Vassia, ha colto il senso degli avvenimenti di quel periodo”.

“Essere scelti da Luis Enriquez Bacalov per realizzare la colonna sonora del film “Milano Calibro 9” è stata un vera fortuna. All’epoca avevamo 20 anni. Avevamo riscosso molti consensi con il brano “L’uomo”, premiato dalla critica discografica italiana.  L’album-colonna sonora contiene la canzone “There Will Be Time”,  con musica di Bacalov, e testo di Sergio Bardotti ispirato a uno scritto di Thomas Eliot”.

“L’opera rock “Palepoli” racconta di una serie di personaggi che ruotano intorno alla figura di Pulcinella, una sorta di corte dei miracoli, un popolo povero che cerca in tutti i modi di conquistarsi un posto e sconfiggere il potere. La storia musicale inizia nel 600 e, attraverso una serie di immagini di popoli che si erano ribellati, arriva al presente. Venne rappresentata sul palco in una specie di concerto-happening, con la regia di Tony Newiller che, insieme a Mario Martone e Toni Servillo, aveva dato vita  alla compagnia Teatri uniti”.

“Ho prodotto il primo singolo di Pino Daniele, “Ca calore”. Abbiamo lavorato insieme per sei mesi. Ho ancora dei provini registrati nel 1975 registrati, tutto materiale inedito”.

“Osannaples è il docu-film diretto da Deborah Farina che non si sofferma solo sugli Osanna, ma esalta anche la controcultura di quei tempi, la rivoluzione giovanile della Napoli del post ’68. Il racconto inizia dal Be-In, festival rock del 1973. Ci sono tanti filmati inediti, come le feste al Rione Sanità. Tante sono anche le testimonianze di giornalisti, amici e addetti ai lavori: Renato Marengo, Raffaele Cascone, Gianni Leone del Balletto di Bronzo, Vittorio De Scalzi dei New Trolls, Aldo Tagliapietra delle Orme, il sassofonista David Jackson, Carl Palmer batterista degli Emerson-Lake & Palmer, il violinista David Cross”.

“Ho avuto la fortuna di crescere negli anni ’60. Inizialmente il rock era un modo rivoluzionario di fare musica in modo semplice. I Beatles, i Rolling Stones, i Doors, i Kings Crimson, sono stati i nostri padrini. A Napoli c’era Raffaele Cascone, all’epoca chitarrista dei Battitori Selvaggi, divenuto poi un famoso dj radiofonico, bene, che portò da Londra il distorsore usato dai Rolling Stones in “Satisfaction”, una novità assoluta. Da quel momento imparammo tecniche di suono nuove, un nuovo modo di fare musica”.

“Gli Osanna devono molto a Renzo Arbore. Ci ha scoperti in un festival a Lucrino. Poi ci ha presentati all’impresario Peppino Tuccimei, che nel ’71 al ci ha permesso di esibirci al Titan Club di Roma, e successivamente al Festival Pop di Caracalla”.

“Danilo Rustici, chitarrista e tra i fondatori degli Osanna, amava Jimy Hendrix, io apprezzavo i Traffic di Steve Winwood, Massimo Guarino batterista e Lello Brandi basso seguivano gli Yes, Elio D’Anna flautista e sassofonista veniva dal soul e dal blues. Adesso ascolto di tutto: Frank Zappa, Rossini, Radiohead, Coldplay, Laura Pausini”.

“Gli Osanna, con il recente album “Il Diedro del Mediterraneo”, abbiamo voluto riproporre la psichedelia, il progressive, i tempi dispari. I testi parlano del difficile momento sociale, politico ed economico. Ci sono diverse citazioni musicali: Jimi Hendrix, Bob Dylan, Procol Harum, King Crimson”.

 

 

 

 

 

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