Radio Tolfa Europa

Parole & Musica: Zucchero

Lunisiana Soul (Lunigiana, confine fra Toscana e Liguria). “Ogni settimana faccio una riunione con i contadini. Abbiamo frutta, verdura, carne, latte, uova, olio, burro, cereali per le farine con cui fare pasta e pane, facciamo le conserve, il vino. Amo i vini dei nostri colli, il Vermentino, il Ciliegiolo, la Pollera nera”-

“All’inizio degli anni Novanta sono caduto in depressione totale dopo la separazione dalla mia prima moglie. Ho provato a tornare dai miei a Roncocesi, ma dopo una settimana sono fuggito. Mio padre non aveva capito che avevo successo. Non ero più quello che suonava nelle balere. Mi svegliava la mattina alle 6 per farmi andare a lavorare nei campi con lui. In una pizzeria ho incontrato l’ex-ministro Enrico Ferri (scomparso il 17 dicembre 2020) che mi ha aiutato a trovare casa a Pontremoli di cui era sindaco. Un giorno, mentre stavo facendo un giro in moto con la mia Harley, ho visto dall’alto questa vallata verde, un mulino diroccato, le pecore al pascolo. Mi sembrava l’Irlanda. Ho deciso di comprarlo e farlo rinascere. Nel 1993 ho iniziato i lavori che mi hanno aiutato a uscire dalla depressione, tenendomi il cervello occupato. Nel 2000 mi sono trasferito a Lunisiana Soul”.

“Amo le persone genuine, semplici. Purtroppo ne vedo sempre meno anche nei paesini”.

“Ho esordito cantando nelle balere. Ho provato a scrivere delle canzoni per Fred Bongusto, Fiordaliso, Stefano Sani. Pensavo che nessuno fosse interessato alla mia voce e al mio genere musicale”.

“Ho sempre con me i fiori di Bach per calmare l’ansia pre-concerto. Una fan mi ha regalato un sacchetto di sale come talismano scaccia malanni. Non ci credo molto, ma non lo tolgo”,

“Mi piace sperimentare, osare, giocare con le parole. Credo nella gente semplice e autentica. Il rapporto con i fan è genuino e spontaneo. Questo è il retaggio delle mie radici contadine, della mia famiglia, della mia educazione. Molto diretto e senza sviolinate”.

“Ho sempre amato la musica afroamericana, il jazz, il blues, il soul. Ho cercato di fondere quei suoni con la melodia mediterranea. Miles Davis ed Eric Clapton mi hanno detto “canta in italiano, quella è la tua forza, la tua originalità”. Avevano ragione. La musica parla per sé, l’emozione arriva comunque”.

“La Svizzera è il primo Paese estero che mi ha accolto. Il pubblico svizzero è molto fedele, non segue le mode. Se un artista gli piace, lo coltiva e lo sostiene sempre”.

“Nel mio paesino c’era la festa di san Biagio, c’erano le bancarelle, la giostra che suonava le novità. Lì ho scoperto i Procol Harum, Beatles, Rolling Stones. Ascoltavo i gruppi italiani che facevano le cover delle canzoni inglesi o americane: Nomadi, Equipe 84, Dik Dik, Camaleonti. Mi sono innamorato di Otis Redding quando un mio amico americano mi ha fatto ascoltare Sittin’ On) The Dock Of The Bay. Poi ho scoperto Wilson Pickett e tutti i grandi della musica nera”.

“La black music ha ritmo, sensualità. È una musica molto fisica. Il cantautorato italiano ha preso più dalla Francia. E’ più testuale, intellettuale, musicalmente abbastanza semplice. Quando ho cominciato a leggere i testi tradotti di Marvin Gaye e dei padri del blues, ho capito che la sensualità, la carne, il sesso erano importantissimi”.

“Ho amato Lucio Battisti, influenzato dal rhythm & blues. Poi ho scoperto Lucio Dalla, Pino Daniele, Paolo Conte”.

“Quando da Roncocesi, nella bassa Emilia, mi sono trasferito a Forte dei Marmi, con la mia famiglia, mi si è aperto un mondo. Ho scoperto Bob Dylan e Simon & Garfunkel. Ho visto che molti gruppi usavano i fiati, suonando le canzoni di James Brown e Otis Redding”.

Sting. “Ci siamo conosciuti nel 1989, quando ha preso una villa vicino a Pisa. Gli era piaciuto l’album “Oro incenso e birra” e voleva  conoscermi. Siamo diventati amici e mi ha chiesto chiese di fare da padrino a sua figlia Coco”.

Miles Davis, Eric Clapton, Queen, U2. “La maggior parte delle mie collaborazioni internazionali non sono state cercate o pianificate. Sono stati degli incontri. Clapton mi chiamò un pomeriggio per fare un salto sul palco la sera a Bologna, dove suonava con Elton John. Mi indicò una canzone. Non siamo riusciti a fare neanche il soundcheck. Lo stesso è accaduto a Torino con gli U2, qualche anno fa”.

Francesco De Gregori, Francesco Guccini. “Con De Gregori ho da sempre molta sintonia, è un poeta. Conosco Guccini da tanto tempo”.

Successo e depressione. “Oro Incenso e Birra che va meglio di Blue’s, il successo internazionale di Senza una donna, il Pavarotti & Friends, i Queen che mi chiamano al tributo a Freddie Mercury. Da una parte ero al top, mentre la mia vita personale era un inferno. Quando stavo male si vedeva e lo dicevo, anche in un tempo dove i miei attacchi di panico erano visti come esaurimenti nervosi”.

“Quando finisce un tour non torno subito a casa, mi fermo in un hotel di una città che mi piace, Milano, Ginevra, Vienna, e sto lì una settimana da solo”.

“Non mi sono mai piaciuti quelli che usano la voce come uno strumento. Tom Waits, Ray Charles, Joe Cocker non hanno avuto una bella voce, ma mi hanno sempre  dato delle sensazioni incredibili”.

“Ho paura di un Palasport vuoto. La folla mi dà energia positiva”.

“Eric Clapton è un vero amico. Quando suono alla Royal Albert Hall di Londra mi presta il suo set per farmi risparmiare. Lo sento con regolarità. Se ne va spesso in Islanda a pescare i salmoni”.

 

 

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