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Van Morrison

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Van Morrison si è sempre diviso equamente tra le sue radici irlandesi, il gaelico e la musica tradizionale, l’anima blues dei neri d’America e le influenze jazz. E’ uno spirito libero, mai asservito alle mode, ai dettami delle case discografiche, vero animale da palcoscenico che si diverte divertendo, compositore, poeta, cantautore che racconta di leggende celtiche o cita versi di Wordstworth, Eliot, o Joyce .

La sua voglia di indipendenza, mischiata al bisogno di non avere mai schemi fissi, l’ha fatto diventare un autore di nicchia. La sua voce è stilisticamente inconfondibile, possente, calda, perfetta per il rhythm & blues.

Van Morrison ha avuto grande influenza su artisti come Bruce Springsteen, Bob Seger, Rod Stewart, U2, Patti Smith ed Elvis Costello .Prima con i Them e poi da solo ha percorso sentieri isolati, aspri, malinconici. Non è mai stato uno sperimentatore, eppure certe sue invenzioni, certe sue esplorazioni sono ancora prese a modello e utilizzate come pietra di paragone.

Uomo mistico, ha cercato sé stesso passando dai Testimoni di Geova ai Guru di Scientology, per poi ritrovarsi a suo agio nella filosofia laica di Krishnamurti, sostenitore della verità senza confini e senza sentieri tracciati, senza sacerdoti, riti, ma alla quale ogni uomo può arrivare analizzando sé stesso, gli altri e le relazioni che lo legano al mondo esterno.

“Fin da quando ho iniziato avevo le radici piantate nel blues, nel rhythm & blues e nel jazz. Cantavo cover di blues e standard rhythm & blues fin dai tempi dei Them. Jazz e blues hanno sempre fatto parte della mia vita: il blues quando ero giovane, insieme al soul, il jazz quando sono diventato più adulto”.

Sassofonisti e jazzisti che lo hanno influenzato:.“Mi piace Eddie Cleanhead Vinson e Shakey Jake Harris. Jimmy Whiterspoon è un grande. Torno alle mie radici”.

Letteratura beat anni ’60: “Mi piace Jack Kerouac, ha anche inciso con dei jazzisti che lo accompagnavano”.

“Ci vorrebbe una vita per spiegare il mio metodo di lavoro. Sono molto pignolo. Registro un disco solo quando ho del tempo. Prima vivevo solo per comporre canzoni. Ma nella vita c’è anche altro”.

“Mi piacerebbe registrare la mia musica negli Stati Uniti. Ma è molto costoso lasciare l’Irlanda e trasferirmi ogni volta in America. Fortunatamente ho dei musicisti locali eccellenti. Amo ancora suonare dal vivo. Ma odio l’industria discografica. Per me l’unica cosa che conta veramente è la musica”.

“Ray  Charles è stato uno dei miei maestri. Sapeva affrontare, trattare ogni genere musicale: jazz, blues, soul. Era un vero re. I suoi dischi mi hanno spinto a migliorarmi, evolvermi continuamente. Sono stato influenzato anche da Lonnie Donegan. Suonava lo skiffle. Era un musicista originale, come Bob Dylan. E’ riuscito ad avvicinare il grosso pubblico al folk”.

“Sono cresciuto con il blues. Era nel mio DNA. Ho iniziato proponendo le canzoni dei grandi bluesman. Poi mi sono avvicinato al rhythm & blues, a Bobby Bland, Ray Charles, Otis Redding”.

augusto.sciarra@radiotolfaeuropa.it

 

 

 

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