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Venezia 78 – Paolo Sorrentino

“La mia vita è stata piena di novità e sorprese, a volte orrende, a volte meravigliose. Ti diverti o ti struggi e il tempo fugge. È il rovescio della vita. Ho imparato a essere fatalista e a tollerare che il tempo scorra rapido. Invecchiando “si diventa quel che si è”. Stabilisci le priorità e impari a disinteressarti degli altri, del loro giudizio, delle loro opinioni”.

“Ho sempre avuto ansia di fare i film. La maggior parte dei film che volevo fare li ho fatti. Mi sento pacificato. Per anni non lo sono stato. Ero irrequieto”.

“Per essere un buon regista serve senso pratico, capacità di organizzazione, un metodo e una comunicativa. La scrittura richiede un’immersione nella vita passata e presente”.

“Ho imparato a fare il regista negli anni. Conosco i trucchi e le dinamiche. Non sono un buon parlatore e sono un ascoltatore distratto e impaziente. Però sono un discreto osservatore”.

“Sono sempre stato molto pauroso. Le uniche arditezze me le sono concesse con i film. Sul lavoro, sulla scelta di un soggetto, o sull’impostazione da dare a una scena, scovo un’incosciente forma di spavalderia”.

“Sono generoso rispetto ai soldi e penso di essere capace di alcuni slanci. Spesso mi frega la pigrizia. Non sono molto bravo nel ruolo di animale sociale”.

“Amo la contraddizione e i personaggi in cui la bontà e la cattiveria si fondono in un’unica identità. Mi piacciono gli estremi. Sono attratto dalle figure che sono distantissime da me. Le idealizzo, nel bene e nel male. Mi fanno impazzire quelli che mollano tutto e cambiano vita per andare a vivere scalzi su una spiaggia in Brasile o a Ibiza”.

“Il successo è divertentissimo. Sono noiosi quelli che sono scettici verso il successo altrui. E’ una malattia antica “La porca rogna della denigrazione all’italiana”, diceva Gadda. Nessuno di noi ne è immune”.

“La religione e la poesia hanno in comune il mistero. Entrambe si pongono delle domande su una materia in cui è difficile avere delle risposte, questo alimenta lo spirito poetico. La Bibbia, se letta da un punto di vista laico, può essere considerata un testo letterario, dentro il quale si trovano dei passaggi altamente poetici”.

“Nel cinema la ristrettezza e i condizionamenti legati alla disponibilità di denaro che  impediscono di fare delle cose possono essere risarciti dalla libertà delle idee. Alle volte certe pochezze che si vedono nei film vogliono avere l’alibi del budget, ma in realtà è una pochezza derivante dalla scarsità di idee. Se c’è la forza delle idee si può supplire al fatto che non stai facendo un kolossal”.

“I miei temi prediletti sono la nostalgia, la malinconia, la frequentazione del ricordo. Tutto questo mi lega al presente”.

“Il mio processo creativo inizia individuando un personaggio, più che una storia. Su quello comincio a raccogliere appunti, anche su cose che in apparenza non hanno attinenza immediata col personaggio. Quando il quaderno diventa corposo comincio a cercare le assonanze. Sfrondo molto e pian piano la struttura dell’idea prende forma. L’altro momento importante è quando cerco i posti dove girerò. La visione dei luoghi mi aiuta a entrare nel film”.

 

 

 

 

 

 

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