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Boxe: Sandro Mazzinghi “Il gladiatore di Pontedera”

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Sandro Mazzinghi, nato a Pontedera (Pisa) il 3 ottobre 1938, è stato uno tra i pugili più amati dal pubblico degli appassionati di boxe. E’ stato campione mondiale dei pesi medi junior (1963, 1965 e 1968) e campione europeo nella stessa categoria (1966-1968). Ha combattuto 69 incontri: 64 vittorie (42 prima del limite), 3 sconfitte, due no contest.

Il gladiatore. “Nella vita ho sempre lottato”.

Carriera. “Ho fatto una carriera veloce. A 25 anni ero già campione del mondo. Quando andai in Francia, nel 1962, non ero nessuno. Distrussi i loro due idoli, Annex e Attali, e tornai che ero popolarissimo. Avevo già in tasca il contratto per il Mondiale dei medi junior con Ralph Dupas”.

 Mazzinghi-Dupas, Campionato Mondiale Superwelter, Milano (Velodromo Vigorelli), 7 settembre 1963. “E’ stata un’emozione unica. Sono diventato il quarto campione del mondo italiano dopo Carnera, D’Agata e Loi. E’ stato un match fantastico. Lui era un campione, con circa 130 match all’attivo. io solo 18. Aveva un gioco di gambe pazzesco, era molto veloce. Io mi sono arrivato a quell’incontro molto preparato, e non gli dato tregua. Lo spingevo alle corde dove cominciavo a martellarlo al corpo. E così alla nona ripresa lo messo KO e sono diventato il nuovo campione del mondo dei medi junior”

 Il momento più brutto. “Quando in un incidente stradale ho perso la mia prima moglie, Vera. Ero devastato. Ho anche pensato di ritirarmi, al culmine della mia carriera.  Ma sono riuscito a reagire, e ho ricominciato a vivere di nuovo”.

 Mazzinghi-Benvenuti, Campionato Mondiale Medi Junior, Milano, 18 giugno 1965. “Organizzarono quel match in fretta, dicendomi che se non avessi accettato avrei perso il titolo. Quando mi ha colpito,alla sesta ripresa, l’arbitro ha contato troppo in fretta”. La rivincita (Roma, Palazzo dello Sport, 17 dicembre1965). Seconda vittoria di Benvenuti, questa volta ai punti. Sandro non ha mai accettato quelle sconfitte.

Mazzinghi-Gonzales, Campionato Europeo Pesi Superwelter, Roma, 1 dicembre 1967. Sandro Mazzinghi batte Gonzales (francese, 32 ko su 36 combattimenti) per ko alla quarta ripresa.

La cronaca (dal libro “Anche i pugili piangono”, di Dario Torromeo): “Tutto esaurito, diciottomila spettatori e cinquantaquattro milioni di incasso. Il francese non è un grande tecnico, ma colpisce duro fin dal primo gong. Mazzinghi, si sa, è uno lento a carburare. Guido (il fratello) e Adriano Sconcerti ritengono indispensabile trovare l’antidoto. Due sparring si alternano per quattro round da tre minuti nello spogliatoio. Proprio come se si trattasse di un match vero, l’unica differenza è che Sandro indossa un casco protettivo per evitare le ferite. Quando suona il primo gong, per Mazzinghi è come se fosse l’inizio della quinta ripresa. Come dice il manager Jover: “Ogni pugno di Jo è come un calcio di mulo”. Il campione toscano ne è cosciente, ma questo non lo frena. Parte subito all’attacco, non aspetta che sia l’altro a farlo. Vuole togliergli spazio, tempo e sicurezza. Vuole anticiparlo costantemente. Questa è la tattica, questa sarà la trama della sfida.

Il francese ha la faccia da duro. Capelli folti e scuri che tendono al rosso, lunghe sopracciglia, un naso importante con un lieve difetto sulla parte destra. Forse il ricordo di un rivale duro da domare. Si presenta con un record che impressiona i tifosi di Sandro e fa sperare quelli che si sono da sempre schierati contro di lui. Ha vinto trentadue match e li ha vinti tutti prima del limite. A completare il conto ci sono due sconfitte e due pari, ma è la percentuale di ko che fa paura.

Gonzales è stranamente prudente. Se ne sta rannicchiato in una posizione di guardia. Sandro avanza senza paura e non spreca un colpo. Attacca e picchia a due mani. Sopra e sotto, al fegato e al mento. Ganci e montanti. È un’autentica macchina da guerra che non si ferma mai. È forse una delle più belle prestazioni della carriera. La pressione di Mazzinghi provoca effetti devastanti.

Gonzales è un mancino, un attaccante, un cliente scomodo per chiunque. Sandro contro quelli che usano il sinistro come arma principale si trova bene, e poi quel francese l’ha studiato a lungo. Nonostante questo ha un po’ di timore, gli sembra di essere vicino a un filo su cui passa corrente ad alta tensione. Sa che se dovesse toccarlo, sarebbe la fine.

Finalmente Gonzales commette l’errore che il campione aspettava. Lo attacca. Lo colpisce e lui finisce alle corde. Quello si avvicina e porta un altro destro, piegandosi un po’ in avanti. Sandro schiva quel destro, si apre la strada con il sinistro e spara un destro corto che finisce sulla fronte di Jo. Il francese fa tre passi indietro e poggia un ginocchio al tappeto, deve recuperare, non ce la fa più. Proprio come Mazzinghi ha sognato. Lo sfidante ha gli occhi spenti e lo sguardo rivolto verso l’angolo in cerca di un suggerimento che possa aiutarlo. Ma non c’è nulla che in questo momento possa salvarlo dalla furia di Sandro. Il Palasport romano, in delirio, è ai piedi del campione toscano. Ogni volta che porta un colpo che potrebbe essere risolutivo, il pubblico si trasforma in un mare in tempesta, grosse onde travolgono tutto e tutti. Quelli del terzo anello vengono giù a spingere quelli del secondo che si riversano in platea e sembra che tutti assieme vogliano saltare sul ring. Passa poco meno di un minuto e stavolta al destro segue un sinistro preciso ed efficace. Jo Gonzales va giù, l’arbitro Kurt Rado decide che è finita.

Mazzinghi-Ki-Soo Kim, Campionato Mondiale Medi Junior, Milano (Stadio San Siro), 26 maggio 1968. “Il coreano Ki soo Kim: aveva una guardia bassa. Veniva avanti come un carro armato. Era molto difficile trovare la misura giusta per rientrare con i colpi. Era scorretto. Al quinto round mi ha dato una testata sullo zigomo sinistro. Si sentiva un duro, ma io sono stato più duro di lui. Quello è stato uno match più spettacolari della storia della boxe”.

 Il pugilato. “Sono stato un pugile generoso. Piacevo alla gente perché andavo sempre all’attacco, non indietreggiavo mai. “Lavoravo” i miei avversari al corpo per fargli abbassare la guardia e trovare lo spiazio per entrare con i miei colpi. Combattevo all’americana: scambio e corta distanza”.

 “Il pugilato mi ha dato tanto.  Mi ha permesso di realizzarmi come uomo, conquistando quel posto al sole che tanto avevo cercato da ragazzino. Ma anche io ho dato tanto a questo sport. Con il sacrificio sono riuscito a realizzare i miei sogni. Sono diventato famoso partendo da zero. Sono diventato campione del mondo, il massimo”.

 Ray Sugar Robinson. “Sono stato un suo fan. Era un pugile fantastico, un ballerino del ring. E’ stato il più grande di tutti i tempi. Mi piaceva moltissimo anche Rocky Graziano: duro, potente. Ricordo quando, a 7 anni, ho visto il film “Lassù qualcuno mi ama”, in cui Paul Newman interpretava Graziano. Sono rimasto molto colpito da quella storia la storia di Graziano. In quel momento ho sognato di diventare anche io un campione”.

 Religione. “Da ragazzo ho fatto il manovale. Ho contribuito a costruire la grotta della Madonna di Lourdes a Pontedera. Ho messo la statua della Madonna nel campanile del paese. Dio mi ha dato tanta forza”.

augusto.sciarra@radiotolfaeuropa.it

 

 

 

 

 

 

 

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