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Calcio: Addio a Diego Armando Maradona, il più grande

(gazzetta.it)

Maradona, un’icona mondiale che ha cambiato l’Argentina e Napoli. Se ne è andato l’artista del pallone, l’anima del suo paese e della città che ha sempre adorato. Pur con tutte le sue contraddizioni, è stato un eroe per tanti, soprattutto gli ultimi.

(repubblica.it)

Morto Diego Armando Maradona: “El Pibe de Oro” aveva appena compiuto 60 anni. Il leggendario calciatore argentino ha subìto un arresto cardiocircolatorio nella sua casa di Tigre, in Argentina.

Quante vite dentro una vita che non c’era già più. Quante volte si è perso Diego, quante volte l’avevamo perduto, anche di vista. Maradona ricoverato, Maradona ingrassato, Maradona operato, Maradona tossico, Maradona dopato, Maradona alcolizzato, Maradona disintossicato, Maradona operato al cervello. E poi, ancora, Maradona con il bypass gastrico per salvarlo dalla bulimia (2005) una prima e una seconda volta (2015). Maradona e la cocaina, Maradona e l’efedrina, Maradona che sforna figli come gol: le due bambine (Dalma Nerea e Gianinna Dinorah) con la prima e storica moglie Claudia Villafane, poi Diego junior con Cristiana Sinagra, la ragazza napoletana che dovette combattere per anni in attesa che il campione riconoscesse quel figliolo identico a lui, non serviva il test del Dna per dimostrarlo, bastavano un paio d’occhi e una vecchia figurina. E poi, ancora, una bambina di nome Jana, avuta da una nuova fidanzata, tale Valeria Sabalaìn, e per chiudere un altro Diego, questa volta un Diego Fernando, figlio di Maradona e Veronica Ojeda.

La prima vita di Diego resta immortale, e si può dire conclusa nel 1994 quando ai mondiali americani venne trovato positivo all’antidoping. Maradona è stato: il migliore e basta; il perduto, lo smarrito. Alzi la mano chi non si aspettava che Maradona facesse una brutta fine, coerente con la sua caduta nel pozzo. La seconda vita di Diego lo ha visto diverse volte in panchina, tentando una carriera da allenatore piuttosto improbabile. A un certo punto gli consegnarono la Nazionale dell’Argentina, e Maradona la portò ai quarti di finale di un mondiale, in Sudafrica nel 2010, quando l’Albiceleste venne eliminata dalla Germania (e poi, Diego esonerato).

Molti sono stati gli incontri clamorosi, da Fidel Castro a Chavez passando per Menem, la disperata ricerca di essere ancora qualcosa di unico, di clamoroso. Diego lo ha fatto a cicli, sparendo e riapparendo, una volta più magro e un’altra volta più grasso, una volta biondo ossigenato e un’altra volta totalmente tatuato. Sempre danzando sul confine tra una vita perduta e una morte scontata.

(gazzetta.it)

Morte di Maradona, Pelè: “Un giorno giocheremo a calcio insieme in cielo”. Ronaldo: “Il mondo saluta un genio eterno”. Platini: “Il nostro passato che se ne va”. Messi: “Ci lascia ma non se ne va perché è eterno”.

Cesar Menotti, ex c.t. dell’Argentina: “C’è solo tanto dolore, sono distrutto. All’inizio speravo non fosse vero. Ogni volta era stato capace di riprendersi e speravo fosse così anche stavolta. Una vera tragedia”.

Pelè: “È triste perdere amici in questo modo. Sicuramente un giorno giocheremo a calcio insieme in cielo”.

Andrea Pirlo: “Se ne va il dio del calcio. Grazie di tutto Diego”.

Corrado Ferlaino (ex presidente Napoli): “Non era solo un giocatore, era lo spirito di Napoli”.

Usain Bolt: “Riposa in pace, leggenda”.

Ciro Immobile: “Ciao Diego, riposa in pace”.

Franco Baresi: “Mi piange il cuore, è stato un onore affrontarti, avevi un cuore grande, continuerai a fare magie e a regalare gioia ed emozione per sempre, ciao Diego”.

Ciccio Graziani: “Calcisticamente Maradona è stato un modello, tutti apprezzavano il grande campione ma anche l’uomo, educato, rispettoso, non c’è persona che l’abbia conosciuto e ne parli male. Ci ho giocato contro diverse volte, insieme solo una volta in un torneo di beneficienza che si tenne vicino Venezia. Con Pelé, Diego è stato il più grande di tutti i tempi, ma era anche una persona meravigliosa, mai una parola fuori posto in campo. Dispiace, è una notizia che non avremmo mai voluto sentire”.

Sandro Mazzola: “Orribile notizia, era un uomo simpaticissimo”.

Bruno Giordano: “Non riesco neanche a parlare”.

Fabio Capello: “E’ stato la storia del calcio”.

Bruno Conti: “Ciao Grane Diego. RIP”.

Arrigo Sacchi: “Se ne va un fenomeno, una buona persona, generosa, che amava il calcio. Uno straordinario protagonista, il più grande in assoluto. Ho tre firme con dedica in un pallone, sono quelle di Pelé, Di Stefano e Maradona. Diego ha fatto sognare milioni di persone, le sue giocate erano delle imprese per altri. Giocare contro di lui era difficile, è stato un giocatore che ha evoluto il calcio. Non è mai stato un individualista, se avessi potuto l’avrei allenato volentieri”.

(ilmessaggero.it)

Morto Diego Armando Maradona, il genio del calcio: arresto cardiorespiratorio. Aveva 60 anni.

(corriere.it)

Maradona è morto: “Arresto cardiaco”. L’ex Pibe de Oro aveva 60 anni, era nella sua casa di Tigre. Dieci giorni fa aveva lasciato l’ospedale dopo un intervento al cervello.

(ilfattoquotidiano.it)

Diego Armando Maradona è morto: aveva 60 anni. Il calcio perde il più grande.

Dalla periferia polverosa di Buenos Aires al tetto del Mondo: la dimensione di Maradona è stata il talento, la sua cifra la sregolatezza. Gli eccessi non sono mai riusciti a dissipare il suo talento, al contrario lo hanno distillato e amplificato. Un dio pagano che per tutta la vita ha provato a dimenticare la povertà di partenza. I trofei più importanti sono i due scudetti conquistati con il Napoli, nel 1987 e nel 1990. Poi ovviamente il Mondiale del 1986. Ha vinto pure con il Boca Juniors e con il Barcellona. In totale sono 9 i titoli vinti in carriera, ma i titoli non servono a nulla per descrivere la grandezza del calciatore. Per quello ci sono il gol del secolo, segnato all’Inghilterra pochi minuti dopo quella rete di pugno diventata poi la Mano de Dios. Il suo genio è racchiuso tutto in quei memorabili tre minuti del secondo tempo del quarto di finale del 22 giugno 1986.

Maradona era fantasia e intelligenza tattica, era pure finalizzatore, nonché artista dei calci piazzati. Padre di cinque figli, da quattro donne diverse, i problemi extra-calcistici di Maradona diventarono pubblici a Napoli: l’uso di sostanze stupefacenti, le foto in compagnia di noti esponenti della Camorra. Diego iniziò a fare uso di cocaina a Barcellona, poi sotto il Vesuvio la sua divenne una vera e propria tossicodipendenza. A causa degli eccessi con alcol, cibo e cocaina la sua salute peggiorò progressivamente, costringendolo a diversi ricoveri ospedalieri, interventi chirurgici, a piani di riabilitazione e disintossicazione. In Italia è stato coinvolto in diversi problemi con la giustizia e controversie legali, in particolare con il fisco che l’ha accusato di evasione per 39 milioni di euro. È stato grande amico del leader cubano Fidel Castro, del presidente venezuelano Hugo Chávez, ammiratore di Ernesto ‘Che’ Guevara. Fu nemico giurato del presidente degli Stati Uniti George W. Bush e di quelli della Fifa, da Joao Havelange a Sepp Blatter.

Note dal passato: Maradona

“Il calcio mi ha dato più di quanto avrei mai immaginato. Se non avessi avuto quella dipendenza avrei potuto giocare molto di più. Ma oggi quello è passato, sto bene e ciò che rimpiango di più è non avere i miei genitori”.

“Voglio che tutti gli argentini stiano bene. Abbiamo un bel Paese e confido che il nostro presidente saprà tirarci fuori da questo momento. Mi rattrista molto quando vedo bambini che non hanno abbastanza da mangiare. So com’è avere fame, so cosa si prova a non mangiare per diversi giorni e questo non può accadere nel mio Paese. Questo è il mio desiderio, vedere gli argentini felici, con il lavoro e il cibo ogni giorno”.

“Messi e Ronaldo: questi due sono superiori agli altri. Non vedo nessuno che si avvicina a loro. Nessuno fa nemmeno la metà di quello che fanno”.

“Quando ero disperato volevo tornare a giocare a Napoli. Quando mi telefonavano Careca, Crippa e De Napoli, mi toccavano nel profondo del cuore. A Napoli ho tanti amici, dentro e fuori del calcio”.

“Napoli mi ha amato in modo soffocante, senza mai un momento di pace, senza respiro. A Ferlaino strappai la promessa che, se avessimo vinto la Coppa Uefa, mi avrebbe lasciato libero con una stagione d’anticipo. Se la rimangiò. E fu da allora che andai fuori di testa”.

“La Juve era il mio grande sogno. A Torino avrei fatto collezione di scudetti. Roberto Baggio è un fuoriclasse. La Juve è un club straordinario e di fronte all’Avvocato bisogna togliersi il cappello. È troppo forte, troppo distante da Berlusconi”.

augusto.sciarra@radiotolfaeuropa.it

 

 

 

 

 

 

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