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Calcio: Federico Chiesa

“Quando ho mosso i primi passi avevo sempre la palla attaccata ai piedi. La passione me l’ha trasmessa mio padre. Abbiamo un bellissimo rapporto. Quando mi dà qualche consiglio mi fa piacere. Nella mia famiglia quasi tutti si intendono di calcio. Mi hanno trasmesso i valori dell’umiltà e della voglia di migliorarsi sempre. Mi hanno sempre chiesto il massimo, nel calcio, negli studi, a scuola. Tutto ciò mi ha aiutato a diventare l’uomo che sono oggi”.

“Ricordo l’emozione dell’esordio; Fiorentina Primavera contro la Juve Primavera a Vinovo, ho fatto gol, era il quarto di finale di Coppa Italia. Questa partita mi ha dato la forza per restare tra i grandi. Non bisogna mai sottovalutare nessun tipo di partita”.

“Essere un giocatore della Nazionale è un sogno che si avvera. Ricordo la finale del Mondiale del 2006 anche se ero piccolino, il 2-0 dell’Italia con la Germania agli Europei del 2012”.

“A 13 anni passai un brutto momento. Vedevo i miei compagni di squadra crescere fisicamente e tecnicamente, migliorare, giocare ogni domenica. Io facevo fatica a tenere il ritmo e dovetti retrocedere di un anno per poter giocare qualche minuto. Ho pensato di smettere, ma con l’aiuto dei miei genitori e di un mister che mi ha fatto crescere come persona ho iniziato a considerare l’allenamento quotidiano come la mia sfida personale”.

“Bisogna essere bravi a costruirsi la propria fortuna. La fortuna dipende da quali sono i valori che ti ispirano, da come imposti la tua giornata e la tua vita. Se ti concentri sui pensieri negativi attiri la sfortuna, se invece mostri determinazione, positività e voglia di migliorarti, di divertirti e di allenarti con i tuoi compagni, la fortuna arriva”.

“Ogni giorno in allenamento e in partita do tutto. Ho lavorato tanto per arrivare dove sono adesso. Il mio pensiero fisso è alzare l’asticella ogni giorno ed è questa mia caratteristica che ha fatto la differenza nella mia carriera”.

“Ho imparato a non sentirmi più forte, migliore degli altri quando segno, concentrandomi invece sugli errori che posso correggere, e a non abbattermi quando non gioco come vorrei, cercando di pensare a ciò che ho fatto di positivo per mantenermi sereno e motivato”.

“Se non avessi fatto il calciatore, avrei fatto il fisico. Fin da bambino ho sempre osservato le stelle, mi sono appassionato ai libri e ai documentari sull’origine dell’universo e sui buchi neri. Il fisico statunitense Brian Green è il personaggio non sportivo al quale mi ispiro di più. Lo ammiro per la sua capacità di rendere facili e comprensibili concetti molto complessi, utilizzando come esempi oggetti e situazioni della vita quotidiana”.

 

 

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