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Calcio: Manuel Locatelli

FLORENCE, ITALY – JUNE 02: Manuel Locatelli of Italy poses during the official UEFA Euro 2020 media access day at on June 02, 2021 in Florence, Italy. (Photo by Giorgio Perottino – UEFA/UEFA via Getty Images)

“Ogni volta che indosso la maglia azzurra è il coronamento di un sogno del bambino Manuel. Giocare per l’Italia è sempre stato il mio obiettivo e aver convinto Mancini a chiamarmi è un orgoglio”.

“Mi piacerebbe tornare in una grande squadra, sentire la musica della Champions League e magari tornare a giocare con i tifosi allo stadio. E’ un grande sogno, ma il presente è la cosa più importante”.

“Per raggiungere il mio livello attuale ho dovuto fare un passo indietro, e poi rilanciarmi. Avevo paura di affrontare le mie debolezze, mi ci è voluto tanto per mettermi in discussione. Davo la colpa agli altri, ma in realtà le colpe le avevo anche io. Ho fatto chiarezza su me stesso lavorando sulle difficoltà. Sono riuscito a trovare un equilibrio grazie al lavoro e alla fiducia in me stesso”.

“Sarò sempre grato al CT Mancini. Mi ha regalato il sogno più bello della mia infanzia. Il segreto del mister è la serenità che trasmette al gruppo. Mi sono trovato subito benissimo. Se il gruppo è sereno riesce a rendere meglio”.

“Ho avuto il calcio in testa da quando avevo tre anni. Mi piaceva vedere le serie tv sugli investigatori, agenti FBI. Mi ero fatto un marsupio con scritto “Agente FBI Manuel Locatelli”. È un mondo che mi piace. Poi fortunatamente ho avuto la possibilità di giocare a calcio”.

“Prima della Nazionale ho vissuto tante esperienze indimenticabili- La delusione più grande è quando abbiamo perso la finale con la Francia all’Europeo Under 19. Eravamo un gruppo veramente unito e abbiamo fatto una grande esperienza. Ci ha fermati solo Mbappè”.

La convocazione in Nazionale. “Ero sul divano con la mia ragazza e degli amici. Appena ho visto le convocazioni ho pianto lacrime di gioia. Era una cosa che sognavo tanto. Mi dicevano che la meritavo, ma aspettavo l’ufficialità. Il calcio è passione prima di tutto. Mi ricordo la telefonata con i miei genitori e in 5 minuti non ci siamo detti nulla perché piangevamo”.

Milan. “Il momento del mio primo allenamento con il Milan è stato un’emozione incredibile. Avevo 16 anni. Mi ha chiamato in prima squadra Allegri. Galli mi disse che mi dovevo allenare con loro: c’erano Kakà, Robinho, De Jong. Un’emozione che conserverò per tutta la vita. L’attimo del mio primo contratto da professionista me lo ricorderò sempre. C’era Galliani, che stimo profondamente e che è stato molto importante per me- Mi ha dato la sua penna, quella del Milan. E’ stata una grande emozione”,

“Il primo gol in Serie A l’ho realizzato contro il Sassuolo. Una partita incredibile. Eravamo sotto, entro in campo, riusciamo a pareggiare con la mia rete: nel momento in cui calcio non penso a niente, guardo la palla che si insacca sotto al sette, sento il boato del pubblico e inizio a correre. Sono emozioni che non riesci a descrivere”.

“Milan-Juve è una di quelle partite bellissime da giocare. Sono riuscito a fare il gol decisivo per la vittoria, casualmente, non avevo preparato niente. Esulto in scivolata”.

“Quando la società rossonera mi disse che non facevo più parte del progetto fu un momento devastante. Ero su una panchina di Milanello quando i dirigenti mi dissero che non ero più importante per loro. E’ stato devastante. Ho fatto tutto il tragitto in macchina piangendo. Sono andato dalla mia ragazza e abbiamo pianto insieme. Ma in fin dei conti avevo bisogno di cambiare”.

Sassuolo. “Qui ti senti a casa ogni momento. Dal magazziniere al direttore, sono tutte brave persone che hanno un solo obiettivo, far stare bene i giocatori e puntare al risultato. Questo gruppo di lavoro per me è come una seconda famiglia”.

 

 

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