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RASSEGNA STAMPA

La musica da leggere: Jim Morrison, ultimi giorni a Parigi (Hervé Muller) – seconda parte

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(informarea.it)
Il 3 luglio 1971 il Re Lucertola, James Douglas “Jim” Morrison viene ritrovato privo di vita in una vasca da bagno, in un’ampia camera di un palazzo Beaux Arts del XIX secolo situato al n. 17 di rue de Beautreillis, nel quartiere de Le Marais di Parigi. Jim aveva 27 anni, era il leader dei Doors ed era già diventato storia della musica. Era il 1965 quando Ray Manzarek sulla spiaggia di Venice Beach propose a Jim di fondare i Doors, con il chitarrista Robby Krieger e il batterista John Densmore. Jim Morrison divenne il poeta maledetto. Dopo molti concerti in tutta l’America, la band decise di esibirsi per l’ultima volta al Warehouse di New Orleans per poi lanciare il suo ultimo album L.A.Woman, pubblicato nell’aprile del 1971. Alcuni mesi dopo, Jim decise di lasciare la band e di raggiungere la sua compagna Pamela Courson a Parigi.

Personaggi del mondo giornalistico e dei servizi segreti americani cominciarono a far emergere una storia inquietante, e cioè che un’associazione chiamata Club 27 avesse come obiettivo quello di uccidere i maledetti del rock che attraverso la loro musica fomentavano la folla rendendola sovversiva verso il potere dei governi. Secondo alcune testimonianze un agente segreto della CIA, un certo Jack Ryan avrebbe ucciso, dopo essersi infiltrato nel loro entourage e simulandone il suicidio, Bryan Jones dei Rolling Stones, Janes Joplin e Jimi Hendrix.

John Densmore (batterista dei Doors) fu il primo ad affermare che, prima di andare a Parigi, Jim era inquieto e turbato e che più volte aveva espresso la voglia di simulare la propria morte per sparire alle Seychelles. La migliore amica di Pamela raccontò che l’ammiraglio della Marina Statunitense George Morrison, dopo anni di litigi e incomprensioni con il figlio, andò a Parigi per parlare in privato proprio con Jim.  Nessuno sa con certezza cosa i due si dissero. Ma secondo fonti giornalistiche, l’ammiraglio aveva trovato un accordo con la CIA per evitare l’uccisione, della quarta Rockstar del Club J27, Jim Morrison. Jim doveva lasciare il mondo della musica inscenando una finta morte proprio a Parigi e la CIA avrebbe provveduto a ricostruire con una plastica facciale il volto del Re Lucertola.

Cosa successe quel 3 luglio 1971: Una prima ipotesi è quella che alle 4 del mattino Pamela trovò Jim senza vita nella vasca da bagno. Secondo l’unico medico locale che vide il corpo, Max Vasille, Jim era morto di una trombosi dovuta ad abuso di droga e alcool. Pamela, raccontò che la sera prima erano tornati dal cinema e avevano ascoltato vecchi dischi dei Doors, e che Jim aveva deciso di farsi un bagno, lì aveva accusato lievi malesseri, ma nel giro di qualche minuto si era ripreso e l’aveva rassicurata convincendola ad andare a dormire

Una seconda ipotesi è quella raccontata da un amico di Jim Morrison, Sam Bernett nel suo libro “The End – Jim Morrison”, secondo il quale Jim morì di overdose in un bagno del Rock & Roll Circus dove aveva trascorso la notte ubriaco di birra e vodka. Dopo aver sniffato una dose massiccia di eroina Jim morì e per evitare uno scandalo, con l’aiuto di Pamela, fu portato nella vasca da bagno dell’appartamento di rue de Beautreillis. Pamela sembra sia stata l’unica testimone della morte di Jim Morrison, e dopo la morte di Jim Morrison ereditò tutta la fortuna del leader dei Doors.

La terza ipotesi è quella dello scrittore francese Jacques Rochard che nel suo libro “Jim Morrison Vivo!” racconta di aver incontrato il Re Lucertola negli anni 80, di averlo intervistato e di averne curato la pubblicazione delle sue poesie.

Molti fan visitano il cimitero parigino di Père Lachaise per rendere omaggio al loro idolo; ma è quasi certo che il corpo di Morrison sia stato trasportato dai genitori di Jim nella tomba di famiglia, a Melbourne in Florida.

Frasi e citazioni di Jim Morrison
“Non volevo nascere (e sono nato), non volevo vivere (e sto vivendo), ma quando morirò andrò in paradiso (perché l’inferno lo sto già vivendo)”

“Sono nato piangendo mentre tutti ridevano e morirò ridendo quando tutti piangeranno”

“Bimbo mi chiedi cos’è l’amore? Cresci e lo saprai. Bimbo mi chiedi cos’è la felicità? Rimani bimbo e lo vedrai”

“Non parlare mai di amore e pace: un Uomo ci ha provato e lo hanno crocifisso”

“Sono sempre stato attirato dalle idee di ribellione contro l’autorità. Quando ti riconcili con l’autorità, diventi tu stesso un’autorità”

“Comprare droga è come comprare un biglietto per un mondo fantastico, ma il prezzo di questo biglietto è la vita”

“Ragazza ama perdutamente e se ti dicono che amore è peccare tu ama il peccato e sarai innocente”

“Un giorno anche la guerra s’inchinerà al suono di una chitarra”

“Se sei triste e vorresti morire pensa a chi è triste perché vorrebbe vivere e invece sa di dover morire”

(cronacadisicilia.it)
Era il 3 luglio del 1971, a Parigi moriva Jim Morrison. Fu trovato al terzo piano del suo appartamento di Rue de Beautreillis 17. Aveva 27 anni. Si era rifugiato in Francia tre mesi prima in cerca di ispirazione, per disintossicarsi dall’alcol e sfuggire alla quasi certa condanna del processo di Miami in cui era imputato, tra le altre cose, per oscenità in pubblico. Le droghe, l’alcol, gli eccessi di cui era ormai ostaggio ne avevano minato la salute. Nel referto del medico legale pare ci fosse scritto: arresto cardiaco. Non morì nell’iconica e romantica vasca in ceramica piazzata nel bel mezzo di un grande bagno, come ci ha fatto vedere Oliver Stone nel film “The Doors“. Era piccola, in muratura, incassata alla parete. Il cadavere fu trovato immerso nell’acqua ancora tiepida, un braccio penzoloni e la testa reclinata da un lato. Il corpo ci entrava a malapena. Oltre al medico, a vedere Jimbo ormai privo di vita, soltanto la compagna di sempre, Pamela Courson, che sarebbe morta tre anni dopo per overdose di eroina. Il manager dei Doors, Bill Siddons, arrivato in fretta e furia dagli Usa trovò la bara già sigillata. Niente autopsia. Questo e altri particolari hanno alimentato il mistero della morte del cantante.

Il combo californiano nel periodo dei figli dei fiori, insieme ai Velvet Underground di Lou Reed, erano i “cattivi”, non predicavano “pace e amore”, cantavano di terra, fuoco, sangue, serpenti. Pare che Jim Morrison non tenesse in grande simpatia gli hippy. Lui, considerato archetipo del punk, padrino del nichilismo tradotto in nota. Lettore onnivoro, amante dell’opera di Nietzsche e Rimbaud, vittima di sé stesso, della solitudine e di tanto altro ancora. Non riuscì a reggere il peso della notorietà, né quello della vita. Parlando della sua attitudine al bere era solito dire che ogni bicchiere era una scelta, un passo avanti verso la morte.  Vivi in fretta, brucia come una candela accesa da entrambi i lati, lascia un bel cadavere. Prima di lui, erano già morti Jimi Hendrix e Janis Joplin. Ne era rimasto molto colpito, ma non per questo aveva cambiato il suo stile di vita. A chi lo accompagnava nei vari tour etilici tra i bar di Los Angeles usava dire “state bevendo con il numero tre”, riferendosi alla sua morte incipiente.

La sua dipartita avrebbe alimentato la leggendaria maledizione del “club dei 27“, quello delle rockstar morte prematuramente a 27 anni. In realtà, nel ’69 aveva già detto addio pure Brian Jones dei Rolling Stones. Il suo decesso avvenne per annegamento in piscina.

Nei due anni prima della sua morte, il fisico longilineo da sciamano invasato di Morrison aveva lasciato il posto a un corpo flaccido e imbolsito dall’alcol. I lunghi capelli ingrigiti precocemente, la voce arrochita dai quattro pacchetti di Marlboro al giorno, ma sempre pastosa e ricca di colori. Prima del trasferimento oltreoceano aveva inciso uno degli album rimasti nella storia del rock, L.A. Woman. Poi aveva comunicato agli altri Doors di voler abbandonare il gruppo e la musica.

Furono tante le cose che portarono alla morte terrena del “Re Lucertola”, lo stress dei vari processi collezionati per gli eccessi sul palco, e non solo. Il rapporto controverso con la famiglia d’origine, le difficoltà di comunicazione, la poca fortuna nel trovare qualcuno disposto ad ascoltarlo senza per forza avere la pretesa di essere capito. O magari è stato semplicemente il vizio. Magari è stato annientato da qualcosa che non ha proprio un bel niente a che fare con la poetica decadente del dolce naufragare.

(ilsussidiario.net)
È da tempo che i Doors sono al lavoro con un nuovo album (L.A Woman) ma il loro cantante non riesce a lavorare in studio. É sempre ubriaco, litiga con la sua ragazza, Pamela, e sembra aver perso anche la voglia di suonare con la sua band. I Doors decidono di prendersi una pausa e Jim vola con Pam a Parigi. Oltre all’amore tormentato con Pamela, ciò che trascina Jim a Parigi è anche la voglia di evasione e il sogno di rifarsi una vita lontano dai riflettori. E poi a Parigi c’è arte, letteratura, il primo vero amore di Jim. I Doors hanno concluso L.A. Woman ma a lui non importa, anche se sarà un bellissimo disco. É l’ultimo capitolo della sua breve vita.

Prima tappa della coppia è il lussuoso Four Seasons Hotel George V, una costruzione che risale al 1928, dove Pamela si recava nelle sue precedenti visite a Parigi. Qui la fidanzata eroinomane aveva intrecciato rapporti con spacciatori locali, come l’ambiguo ed elegante conte Jaime de Bretelle. Qui la ragazza poteva farsi lontano dalle luci e dalle conoscenze di Los Angeles. Immerso nel Triangolo d’Oro di Parigi, appena fuori dagli storici Champs-Elysees, le suite di grandi dimensioni dell’albergo con vista sulla Torre Eiffel danno il benvenuto dopo una giornata trascorsa a vagare per le pittoresche strade parigine. Qui Jim Morrison la raggiunge nel marzo 1971. Ci vuole un po’ prima che la coppia trovi un appartamento dove trasferirsi. É grazie ad un’amica di Pamela, una modella chiamata Elisabeth Lavriere (detta Zozo), che la coppia affitta un appartamento al civico 17 di Rue Beautreillis nel Marais. Jim adora questo ex quartiere ebraico, la sua multiculturalità, i suoi antichi palazzi seicenteschi e soprattutto adora passeggiare su Rue Saint Antoineil, che offre diversi bar in cui sedere all’aperto per scrivere, fumare e bere mentre aspetta il ritorno di Pamela.

Jim Morrison era un vagabondo nato e non si preoccupava di dover alloggiare. Dopo un viaggio in Marocco con Pam finì a dormire in una camera per studenti che si trovava al 214 di Rue St.Jacques, nel quartiere latino.

Pamela e Jim dopo un viaggio tra la Spagna e il Marocco, tornati a Parigi (è il maggio 1971) trovano il loro appartamento occupato dalla affittuaria Zozo e così si concedono qualche notte al Beaux Arts (13 di Rue des Beaux Arts) famoso per aver ospitato il poeta Oscar Wilde, che morì proprio in questo hotel il 30 novembre del ’900. Senza saperlo Jim e Pamela dormirono in quella stanza da letto. Jim è sepolto non molto distante da Oscar Wilde, nel cimitero di Père Lachaise.

Di giorno Morrison girovagava per la capitale francese in cerca di ispirazione poetica. Un altro suo luogo di interesse era al civico 17 di Quai D’Anjou: l‘Hôtel de Lauzun, dove si rifugiava Charles Baudelaire, uno dei suoi poeti francesi preferiti. Faceva la spesa al mercato del Marais, acquistava formaggio presso Les Fils Pervrier al 43 di Rue Saint Antoine, vino bianco da Vin des Pyrènèes al 25 di Rue Beautillis. Il ristorante Le Beautreillis (civico 18 di Rue Beautreillis) poco distante da casa sua dove la coppia andava spesso oggi non esiste più, restano aperti il Café de Flore (il preferito di Pamela) e lo storico Les Deux Magots (frequentato da numerosi turisti).

Se durante il giorno, come una sorta di dottor Jekyll e mister Hyde, Jim cercava di mantenere una immagine salubre, ma non del tutto perché comunque beveva sempre parecchio, di notte ricadeva nei suoi incubi e veniva fuori la sua parte malata. Al civico 57 di Rue de Seine si trovava il Rock’n’Roll Circus, un live club in cui era facile trovare musicisti famosi ma anche spacciatori di eroina. Secondo Sam Bernett (amico di Jim), il cantante potrebbe essere morto qui dentro e non nella vasca da bagno del suo appartamento, a causa di una overdose di eroina. L’amico sostiene che la morte avvenne nel bagno del locale e che furono i due spacciatori, che avevano venduto la dose al cantante, a portarlo a casa. Un patto di silenzio tra i due e il gestore del locale tenne lontani polizia, giornalisti, fotografi dal locale della Rive Gauche. Già ad aprile Jim Morrison accusava forti segni di asma e problemi di respirazione dovuti all’alcol e al fumo. I viaggi in Marocco e Spagna consigliati dai medici non servirono granché.

Il 28 giugno, Pam, Jim e un loro amico, Alain Ronay allora compagno della fotografa e cineasta Agnès Varda a cui Jim si era rivolto per riprendere in mano i suoi studi cinematografici, fecero una gita a 20 chilometri a nord di Parigi, a Saint-Leu-d’Esserent, dove Ronay scattò alcune foto dei due, le ultime che immortalano Jim vivo. Il cantante dei Doors, gonfio e con lo sguardo perso, è vestito come un classico studente americano, una camicia rosa e un maglioncino legato al collo. Si sforza di sorridere accanto a Pam, o forse è davvero sereno.

Il 2 luglio, Ronay dichiarò di aver salutato Jim per l’ultima volta nel pomeriggio, descrivendolo gonfio e con un brutto aspetto. Pam dichiarò che la sera del 3 luglio uscì con Jim per vedere il film Notte senza fine in un cinema lì vicino, per poi rientrare entrambi all’una di notte circa. Andarono a letto, ma Jim non riusciva ad addormentarsi, tossiva e aveva la nausea così disse che si sarebbe fatto un bagno caldo per rilassarsi. Rifiutò il consiglio di lei di chiamare un medico. Pam si sveglia la mattina alle 6 e Jim è ancora nella vasca, il capo reclinato da una parte, una specie di sorriso sul volto. Non dà alcun segno di vita. Spaventata telefona all’amico Jean de Breteuil che era insieme a Alain Ronay. I due pensano di chiamare i vigili del fuoco che giungono alle 9 e 24. Tentano di rianimarlo. Alle 9 e 45 giunge un ispettore di polizia, alle 11 il medico legale Max Vassalle dichiara la morte di Morrison per infarto e arresto cardiaco. Secondo il vigile de fuoco che aveva cercato di rianimarlo, il medico invece sarebbe arrivato solo nel pomeriggio. Il 4 luglio viene organizzata una veglia funebre, la cassa disposta nel soggiorno. Ronay telefona al manager dei Doors Bill Siddons che vola a Parigi, mantenendo il segreto con la stampa di quello che stava succedendo. Quando arriva a Parigi, la salma era già stata chiusa nella cassa. Solo Pamela e Ronay avevano visto il cadavere di Jim Morrison, nessun altro lo ha mai visto morto.

La sepoltura di Jim Morrison si tiene alle 9 del mattino del 7 luglio al cimitero di Père-Lachaise, uno dei pochi della città francese dove si potevano seppellire gli stranieri,  senza rito religioso e senza lapide (solo una croce e il nome). La cerimonia durò pochi minuti, alla presenza di pochissimi: Bill Siddons, Alain Ronay, Pamela Courson, Agnès Varda e la canadese Robin Wertle, la segretaria di Jim a Parigi. Pamela recitò i versi finali del poema “Celebrazione della Lucertola”: “Ora giunge la notte con le sue legioni purpuree/ Tornate alle vostre tende e ai vostri sogni/ Domani entreremo nella città della mia nascita/ Voglio essere pronto”.

 Le ultime ore di vita si basarono soltanto sulle testimonianze di Pamela, la quale fece trascorrere un insolito tempo nello scoprire il cadavere e nel chiamare aiuto al telefono. Le indagini furono sommarie e il medico legale, giunto in ritardo, fece una relazione clinica superficiale: non furono approfondite le cause dei lividi, né fu eseguita nessuna autopsia o esame tossicologico; le indagini furono frettolosamente chiuse qualche giorno dopo con la firma dell’autorizzazione alla sepoltura, e la notizia ufficiale della morte fu diffusa soltanto a funerale avvenuto.

L’ipotesi della morte per overdose di eroina nel tempo ha preso sempre più quota, al punto che anche il batterista dei Doors, John Densmore, si dice convinto. Quella sera Morrison secondo alcune testimonianze venne visto al Rock’n’roll Circus, locale dove si recava spesso. La sua morte fu una “copertura”, favorita da procedure permissive delle autorità locali, per far sì che l’overdose di eroina della rockstar americana, che avrebbe avuto pesanti implicazioni criminali e finanziarie, fosse ufficialmente dichiarata un comune attacco di cuore. D’altro canto, Jim era il figlio di un importante generale americano. C’è chi dice che intervenne lo stesso Ministro degli Interni francese dell’epoca, Raymond Marcellin, che mise a tacere l’intera vicenda per non incorrere in uno scandalo mediatico.

Pamela sarebbe morta per overdose tre anni dopo, nel 1974, portandosi nella tomba la verità su cosa fosse successo quella notte. Che il caso rimanga aperto per sempre lo testimoniano le parole di un’altra celebrità, Marianne Faithfull, tossicomane anche lei, che aveva una relazione con Jean de Breiteuil. Disse che era stato lui a fornire a Morrison l’eroina che lo uccise: “Sono sicura che sia stato un incidente. La dose era troppo forte ed è morto”. Quell’estate a Parigi girava un tipo di eroina conosciuta come China White.

(r3m.it)
Le cronache del tempo parlano di un Jim Morrison che, prima dei suoi ultimi giorni di vita trascorsi a Parigi, viveva in uno stato sempre più vicino a una decantata morte che descriveva all’interno delle sue canzoni: i suoi 27 anni sembravano essere in linea con quelli di tanti altri artisti che avevano trovato la morte prima di lui e che rientravano a far parte di un maledetto gruppo di artisti deceduti tutti nello stesso anno, chiamato il Club dei 27. Non si può negare che negli ultimi attimi della sua vita Jim Morrison abbia vissuto in una maniera del tutto tragica, sempre in preda di sostanze stupefacenti e lasciandosi andare allo scorrere del tempo e al trascorrere degli eventi.

Il suo soggiorno a Parigi rappresentò un momento particolarmente positivo della sua vita, forse il più felice. Decise di raggiungere la sua amata Pamela nella capitale francese. La donna aveva deciso di allontanarsi da lui e dalla sua condotta di vita, per legarsi ad un nobile conte e godere delle sue ricchezze, ma il leader dei Doors aveva deciso di seguirla e di trascorrere con lei del tempo. I due si ritrovarono all’interno di uno dei più lussuosi alberghi di Parigi, laddove qualche anno prima aveva trovato la morte Oscar Wilde. Il soggiorno fu abbastanza piacevole, tanto che i due ingaggiarono una spogliarellista, si dedicarono a diverse feste, passeggiavano per il centro di Parigi, effettuavano acquisti e erano soliti soggiornare in uno dei distretti più importanti della città.

Il giorno della morte del cantante è leader dei Doors è stato presumibilmente il 3 luglio del 1971: c’è chi dice che il cantante sia morto all’interno dell’abitazione che aveva acquistato a Parigi, chi dice che invece ciò sia avvenuto all’interno di una stanza d’albergo. Sul cadavere che venne ritrovato in una vasca piena di sangue si decise di non effettuare nessuna autopsia, decretando che la morte fosse avvenuta per insufficienza cardiaca e diffondendo la notizia soltanto a partire dal 9 luglio, sette giorni dopo l’avvenuta scomparsa. La sepoltura era già avvenuta due giorni prima, la mattina del 7 luglio.

La sua compagna Pamela ha raccontato che prima di morire Jim Morrison aveva visto con lei un film, chiamato Death Valley. Si tratta del secondo mistero, dal momento che non esiste nessun film di quel periodo che sia chiamato in questo modo, a meno che non si consideri Ballad of Death Valley che era stato proiettato un anno prima. Se le dichiarazioni di Pamela non sembrano essere piuttosto attendibili neanche le altre lasciate dalla cronaca lo sono, dal momento che si parla di un certo film chiamato Notte Senza Fine, ma anche questo non era presente in nessun cinema del tempo, né tanto meno Parigino. Questo dettaglio, unito a quello della mancata autopsia sul cadavere di Jim Morrison è dell’età in cui il cantante stesso ha trovato la morte, caratterizza l’inizio di una fitta rete di eventi che portano a pensare a una morte piuttosto misteriosa.

(125esimastrada.blogspot.com)
James Douglas Morrison morì a 27 anni a Parigi la mattina del 3 luglio del 1971. L’unico testimone delle ultime ore di vita del cantante è la compagna Pamela Courson che al tempo aveva 24 anni. La sera del 2 luglio i due erano usciti per andare al cinema dove videro Pursued (che in italiano si intitola Notte senza fine) con Robert Mitchum; dopo il cinema si fermarono per la cena in un ristorante cinese su rue Saint-Antoine e all’una tornarono a casa. Jim si sedette davanti a un blocco per appunti sperando che gli venisse un’ispirazione per scrivere qualche poesia mentre beveva whisky direttamente dalla bottiglia e mentre Pamela tagliava strisce di eroina su uno specchio usando una carta di credito. Morrison odiava l’eroina e rimproverava a Pamela la sua dipendenza da questa sostanza, ma quella notte trasgredì al suo stesso principio; forse la ragazza riuscì a fargli credere che si trattasse di cocaina. Jim non riusciva a scrivere nulla e i due iniziarono a tirare l’eroina insieme usando delle banconote arrotolate. Per un po’ guardarono alcuni filmini in Super-8 delle loro vacanze, mentre ascoltavano in sottofondo vecchie canzoni dei Doors. Jim era irrequieto e nonostante fosse piena notte aprì la porta di casa e uscì sul pianerottolo a schiamazzare finché Pamela non lo riportò all’interno dell’appartamento. Andarono a dormire intorno alle tre, dopo un’altra striscia di eroina. Un’ora dopo Pamela si svegliò disturbata dai lamenti di Jim che sembrava stesse soffocando e annegando nella sua stessa saliva. La ragazza provò a svegliarlo, lo prese anche a sberle, dovette farlo più volte prima che lui rinvenisse. Jim decise di farsi un bagno caldo e, dopo che il cantante si stese nella vasca, la ragazza tornò a dormire. Poco dopo Pamela fu svegliata di nuovo: Jim stava vomitando. La ragazza si precipitò in bagno e lo trovò che rimetteva grumi di sangue e pezzi di ananas, corse quindi in cucina a prendere una casseruola che gli portò affinché potesse vomitarci dentro anziché sporcare l’acqua della vasca. La donna quindi gettò il vomito nel lavandino e lavò la casseruola, compì questa operazione per tre volte. Intorno alle cinque Jim disse che si sentiva meglio, ma restò nella vasca mentre Pamela tornò a letto. Circa un’ora dopo Pamela si svegliò di nuovo e notò che Jim non era tornato nel letto con lei. Corse in bagno e lo trovò ancora nella vasca in stato di incoscienza; provò a svegliarlo ma senza alcun risultato. In preda al panico, e cosciente del fatto che il suo francese non era sufficiente a chiamare un’ambulanza, chiamò l’amico di Jim Alain Ronay a cui chiese, tra i singhiozzi e a voce bassa, di chiamare un’ambulanza per lei. Alain e la sua compagna Agnes Varda chiamarono i vigili del fuoco che arrivarono in pochi minuti, guidati dal colonnello Alain Raisson (la cui testimonianza è stata raccolta sia dal documentario francese Gli ultimi giorni di Jim Morrison sia da Final 24: Jim Morrison), e lo trovarono immerso nell’acqua tinta di rosa dal sangue e ancora calda. I pompieri lo estrassero dalla vasca e lo stesero sul pavimento della camera da letto seguendo le indicazioni di Pamela. Raisson gli praticò un massaggio cardiaco, ma capì subito che Jim era deceduto. I due pompieri allora sollevarono il cadavere per deporlo sul letto.

Secondo tutte le fonti Pamela si svegliò alle 6 e trovò Morrison in stato di incoscienza. Ciò nonostante la telefonata ai pompieri, come riferito dallo stesso Raisson, arrivò solo alle 9:20 e i pompieri arrivarono in quattro minuti. A questo punto si apre anche il quesito a che ora Pamela abbia telefonato a Ronay, secondo il biografo Stephen Davis, autore del volume Jim Morrison: Life, Death, Legend, questa telefonata avvenne alle 7:30. Ci sono quindi due voragini temporali impossibili da spiegare.

Poco dopo l’intervento dei pompieri arrivarono anche Alain Ronay e Agnes Varda e dopo di loro, alle 9:45, arrivò anche l’ispettore di polizia Jacques Manchez che raccolse la deposizione di Pamela. Tutti e tre i presenti dichiararono alla polizia che il morto si chiamava Douglas James Morrison in modo che non venisse identificato e che non si destasse clamore e siccome neanche i pompieri lo avevano riconosciuto ancora nessuno al di fuori dei tre amici di Jim sapeva che un noto cantante rock era morto nella vasca. Poco dopo arrivò anche il medico legale che, anche grazie al lavoro di Ronay che tradusse per lui le risposte di Pamela, stabilì in pochi minuti che si era trattato di un decesso per cause naturali e lasciò loro un modulo compilato da portare all’anagrafe per ottenere il certificato di morte. Ma quello stesso pomeriggio l’ufficio dell’anagrafe rifiutò di emettere il certificato ritenendo non sufficienti le frettolose spiegazioni del medico legale.

Fu inviata una nuova squadra di polizia, questa volta guidata dall’ispettore Berry il quale sospettava che Morrison fosse morto di overdose. L’uomo interrogò Ronay e Pamela a lungo e riprese vigorosamente la ragazza per aver abbandonato Jim nella vasca per tre volte per lavare la casseruola in cui aveva vomitato. I due ammisero che Morrison aveva consumato alcol, ma tacquero riguardo alle droghe che nel frattempo avevano fatto sparire dalla casa. Berry ordinò un nuovo controllo da parte di un altro medico e il dottor Max Vassille arrivò alle 18 per constatare, di nuovo in pochi minuti, che si era trattato di arresto cardiaco per cause naturali e convinse Berry a non insistere. Il corpo rimase steso nel letto fino al 5 luglio e per due notti Pamela dormì accanto al cadavere di Jim.

Un racconto leggermente diverso su come sono andati i fatti fu raccolto da alcuni amici di Jean de Breteuil, nobile francese discendente da una famiglia di marchesi e noto spacciatore da cui si riforniva abitualmente proprio la Courson, pochi giorni dopo in Marocco. Jean raccontò che quando Pamela si svegliò alle 6 del 3 luglio trovò la porta del bagno chiusa a chiave dall’interno. La ragazza chiamò Jim e bussò con forza, ma non ottenne risposta. Alle sei e trenta Pamela chiamò Jean il quale si trovava a letto con Marianne Faithfull a cui disse di dover andare via perché aveva ricevuto la telefonata di Pamela. Arrivò da lei in circa mezz’ora, ruppe il vetro della porta del bagno e i due poterono entrare e furono i primi a vedere il cadavere di Jim Morrison. Lo trovarono senza vita mentre dal naso e dalla bocca perdeva ancora sangue e con due lividi violacei sul petto. Pamela iniziò a urlare, entrò nella vasca e prese a sberle Jim nella speranza di risvegliarlo, fin quando Jean la prelevò di forza e la portò fuori dal bagno, quindi le disse che a breve sarebbe partito per il Marocco e di chiamare Alain.

Il racconto di Jean è poco realistico per una serie di motivi: come si vede dal fotogramma tratto da Gli ultimi giorni di Jim Morrison (che mostra le vere stanze dell’appartamento in cui è morto il cantante), Jim avrebbe dovuto alzarsi, camminare per alcuni metri fuori o dentro la vasca, girare la chiave e tornare a stendersi nella vasca. É uno scenario poco realistico per un uomo che si sente male e che non riesce a tornare a letto. In secondo luogo pensare che Pamela da sola non fosse in grado di sfondare il vetro è semplicemente ridicolo, si trattava probabilmente di un vetro singolo che avrebbe potuto rompere a mani nude o con qualunque utensile casalingo. In ultimo Raisson nel suo racconto non menziona mai la presenza di vetri rotti a terra e se ci fossero stati sarebbero stati un dettaglio degno di menzione. Dalle immagini del documentario francese la porta in questione non ha alcun vetro, ma negli anni le porte potrebbero essere state sostituite e quindi si tratta di una considerazione molto debole.

Secondo una ricostruzione ancora diversa Jim sarebbe invece morto intorno alle 3 di notte del 3 luglio al night club Rock & Roll Circus che frequentava abitualmente. Jim si sarebbe chiuso in bagno e sarebbe morto di overdose da eroina iniettata in vena nel bagno del locale e poi sarebbe stato trascinato fuori attraverso un altro locale, l’Alcazar che è collegato al Circus da un tunnel, e portato a casa dove è stato deposto nella vasca da bagno. Questa versione è sostenuta dall’ex proprietario del Circus Sam Bernett (che però ammette di non aver visto Jim e che la vicenda gli è stata raccontata) e da alcuni avventori del locale presenti quella sera. A parte l’evidente assurdità di portare fuori un cadavere da un locale gremito e trasportarlo per tre chilometri da rue Mazarine (dove si trova l’Alcazar, il Circus invece dava su rue de Seine) a rue Beautreillis senza essere visti da nessuno, se Jim avesse avuto buchi nelle braccia questi sarebbero stati notati da entrambi i medici legali e anche dai pompieri che invece non hanno ravvisato nulla di strano. Inoltre non si capisce perché Pamela avrebbe dovuto prestarsi a una simile sceneggiata. La cosa più probabile è che gli avventori del bar abbiano scambiato un altro cliente per Jim Morrison.

Nel 2014 è emersa un’altra teoria sostenuta da Marianne Faithfull che in un’intervista alla rivista musicale Mojo: la sera del 2 luglio Jean si recò a casa della Courson per consegnare a Morrison una dose di eroina che si rivelò fatale, il cantante morì poi nella vasca dove è stato trovato. La Faithfull nella sua autobiografia uscita nel 1994 e intitolata Faithfull sostenne la versione secondo cui Jean andò a casa di Pamela dopo la telefonata di questa. In ultimo non si capisce perché Pamela avrebbe dovuto mentire e scagionare Jean.

Altre teorie sulla morte di Morrison vogliono che abbia finto la propria morte e che sia ancora vivo. Altre dicono invece che sia davvero morto e che il suo fantasma appaia nelle foto scattate sulla sua tomba.

 

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