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La libreria di Radio Tolfa Europa: Donna di luce (Kali Fajardo-Anstine)

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(illibraio.it)
I tarocchi non raccontano il futuro. Gli arcani svelano il passato e il presente, e le strade che da lì si possono imboccare. Luz Lopez non legge le carte, ma le foglie di tè. Nella sua tazza prendono vita immagini che non si rivolgono solo al domani, ma raccontano una storia famigliare.

Luz e il fratello maggiore Diego vivono a Denver con la zia Maria Josie. È una vita di tanto lavoro, finestre che si affacciano sulle fabbriche di carne, sedili in fondo sugli autobus, insieme a tutte le persone non bianche. Sono gli anni Trenta e il Ku Klux Klan sfila per le strade e brucia le croci. Intorno a loro tre c’è una comunità. C’è la cugina Lizette, il suo promesso sposo Alfonso, di origine filippina, il greco Papa Tikas che ha fatto i soldi con i negozi di alimentari e ha potuto far studiare il figlio David come avvocato. David, che si batte per i diritti sociali dei suoi clienti, ma aspira a entrare in un mondo ricco e bianchissimo.

Accanto al quotidiano si aprono altre storie davanti a Luz, Piccola luce. Quelle della sua famiglia, e come dal Territorio perduto è arrivata a Denver, attraverso quattro generazioni. Sono storie che parlano tante lingue: spagnolo, tiwa, inglese e francese. Il passato di Luz prima della sua nascita si distende tra una Profetessa assonnata che adotta un bambino abbandonato, una pistolera con la mira perfetta e una donna, la madre di Luz, che dopo essere sopravvissuta a tutti i costi, viene lasciata dal marito violento, un minatore belga, e lascia i figli alla sorella per togliersi dalla storia. Anche la zia Maria Josie è toccata da questo filo: tutte le donne della famiglia sono chiaroveggenti, che non si manifesta mai come una piena comprensione delle cose, ma come ispirazioni, visioni.

Donna di luce è anche un western, ribalta la prospettiva dell’epopea della frontiera. La conquista bianca dei territori è una perdita. È il racconto dell’oppressione di un’intera popolazione, ma anche di tutti gli altri che non rientrano nell’unico standard dell’uomo anglo che è compatto e anonimo nelle pagine. Conservare la propria memoria è la prima resistenza possibile.

La stessa Fajardo-Anstine ha radici messicane ed europee, e in un’intervista al Manifesto ha sottolineato come non ci sia spazio per la complessità anche negli Stati Uniti contemporanei: “Ci viene chiesto di identificarci con unico background etnico e di negare la vasta convergenza culturale e d’origine che si è verificata e si sta ancora verificando nella società americana”.

Il romanzo rimbalza tra il presente di Luz e le vicende delle sue antenate: è lei il veicolo perché non siano dimenticate, in un’America che cerca di eliminare le molteplici narrazioni che l’hanno costruita. Le donne della famiglia di Luz sono donne chicane, come Fajardo-Anstine: native messicane, che si sono ritrovate negli Stati Uniti non perché si sono spostate, ma perché il confine è passato sopra le loro teste. Il luogo da dove arriva la famiglia di Luz è il Territorio perduto: per Fajardo-Anstine le storie che fioriscono dai fondi del tè non sono solo pura letteratura, ma il suo stesso tentativo di impedire la cancellazione dell’identità chicana in Colorado.

(goodreads.com)
Una saga familiare dalle tinte western, dove amori, desideri, vulnerabilità, violenze, segreti taciuti prendono vita grazie alla magistrale e vibrante voce di Kali Fajardo-Anstine, una voce che ci ricorda, come solo le migliori favole antiche sanno fare, quanto il passato possa ispirare il nostro presente.

 

 

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