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Parole & Musica: Peter Gabriel

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“La musica negli anni ’60 e ’70 era il cuore della cultura rivoluzionaria dell’epoca, adesso è solo parte dell’intrattenimento. C’è chi ancora compone cose importanti e con il cuore, ma in molti casi non è così”.

“Nei Genesis ero quello che rompeva le scatole. Non erano tutti così consapevoli che dovevamo pagare le bollette o trovare luoghi dove suonare. Ci sono stati dei momenti in cui non sembrava che saremmo andati avanti. Il primo successo è stato bellissimo. In estate, quando in Inghilterra non c’era lavoro, suonavamo nelle discoteche, nei campi da calcio, teatri, e in genere ovunque ci pagassero”.

“Amo l’Italia: la gente, la cultura, il mangiare, la storia. L’Italia diede lavoro ai Genesis, in particolare durante gli anni ’70. Le tournée migliori erano quelle in cui attraversavamo il Paese in auto. Sia la musica dei Genesis che la mia trovarono un pubblico meraviglioso e appassionato che cantava i nostri pezzi durante i concerti. Quando dovevamo registrare un album dal vivo, sempre come prima cosa chiedevo se fosse possibile farlo in Italia”.

“C’è grande musica e pochi testi, gli artisti si concentrano più sui suoni che sulle parole. Negli anni ’60 e ’70 la musica era il cuore della cultura rivoluzionaria dell’epoca, adesso tende ad essere solo parte dell’intrattenimento”.

“Tutti dicono no alla musica con l’Intelligenza Artificiale, ma secondo me c’è solo bisogno di un algoritmo migliore. È meglio abbracciare gli algoritmi e ballare con loro piuttosto che provare a combatterli. Siamo in possesso di uno strumento che può fare una serie di cose straordinarie tra cui forse anche proteggere la nostra cultura”.

 

 

 

 

 

 

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