La Regina Elisabetta II e la musica

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(corriere.it)
La Regina Elisabetta e il rock, storia di un rapporto controverso: dall’idillio coi Beatles agli insulti dei Sex Pistols.
Quel 26 ottobre del 1965 sembrò che astri apparentemente lontanissimi si fossero magicamente allineati: la carica eversiva e nel costume e nella musica di cui si erano fatti portatori i Beatles si incontravano con la campionessa della tradizione britannica, l’appena scomparsa Regina Elisabetta. I quattro di Liverpool diventati baronetti sancivano l’ascesa del pop d’Inghilterra tra i principali prodotti di esportazione. I Beatles e la nuova musica inglese riportavano l’isola al centro della scena mondiale.

Se i quattro in risposta al titolo le regalarono la semiseria “Her Majesty”, il rapporto tra Elisabetta e i Rolling Stones non è stato altrettanto proficuo. Si dice la monarca non abbia mai voluto vedere Mick Jagger, accusato di aver avuto rapporti equivoci con la travagliata sorella Margaret. E loro l’avrebbero altrettanto ignorata negli anni.

La più grande provocazione è sicuramente “God Save the Queen”, l’inno  antimonarchico dei Sex Pistols, fatto uscire nel giorno in cui Elisabetta II avrebbe festeggiato il Silver Jubilee, i 25 anni di regno. Gli Smiths arriveranno addirittura ad immaginarsi una Regina precocemente morta in “Queen is Dead”. Sarà Lady Diana, appassionata di fatto e non solo di forma, ad avere rapporti con le popstar e andare ai loro concerti.

Negli ultimi trent’anni, il rapporto tra la monarca e l’entertainment musicale britannico inizierà a scorrere sui binari del puro “celebrativo”, con la parata di nuove e vecchie glorie ai vari giubilei e anniversari.

(radiofreccia.it)
Regina Elisabetta II, bersaglio del rock
Il pop e il rock sono nati per essere quanto di più lontano possibile da Her Majesty ma Elisabetta ha dovuto tener conto di fenomeni sociali che hanno contribuito a portare un clima (e un business) nuovo nel paese: i Beatles ad esempio. I Beatles furono invitati nel 1963 ad uno show di beneficenza che si teneva ogni anni a Buckingham Palace. Celebre la battuta di John Lennon, rivolto alla platea disse: “Chi è nei posti più economici può battere le mani. Gli altri possono limitarsi a far tintinnare i gioielli”. In “Her Majesty” (Beatles) un uomo sogna di una storia d’amore con la Regina descrivendola come “carina ma con poco da dire”.

Mick Jagger non è mai stato tenero con Sua Maestà che, quando nel 2003 fu proposto per il titolo di Sir, fece in modo di non essere presente. L’investitura di Jagger fu caldeggiata dal fan Tony Blair ma la Regina Elisabetta, secondo alcune voci, cercò di dimostrare la sua opinione non presentandosi alla cerimonia.

Ci sono artisti pop e rock vicini a Sua Maestà: Elton John, Queen. I Sex Pistols si servirono della Regina Elisabetta in “God Save The Queen”. Una provocazione creata da Malcolm McLaren che diede ad Elisabetta il più grande successo rock a suo nome.Gli Stone Roses usano la melodia di “Scarborough Fair” per augurarsi la fine del Regno in “Elizabeth My Dear”.

(st.ilsole24ore.com)
“God save the Queen”. Storia del (controverso) rapporto tra Elisabetta II e il rock inglese.
La colonna sonora dei suoi anni di regno è decisamente rock britannico. Un “movimento” che l’ha spesso contestata, in quanto simbolo supremo dell’ordine costituito d’Oltremanica, e con il quale è scesa definitivamente a compromessi a raffiche di rockstar nominate Sir: Mick Jagger, Eric Clapton, Sting.

Il rapporto di amore-odio di Elizabeth con il rock inglese scoppia quando aveva poco meno di quarant’anni. Colpa di quattro ragazzi della classe operaia di Liverpool che le strappano il primato di icona assoluta della “britannicità”: i Beatles. Nel 1963 non ci pensa due volte a farli invitare al Royal Command Performance, show benefico organizzato ogni anno da Buckingham Palace in cui i Fab Four conoscono la Regina Madre. Elizabeth nel 1965 ragiona su un dato di fatto: la gente ascolta “I want to hold your hand” poi compra una Mini, una Jaguar, una Triumph, un completo cucito a Carnaby Street. E così nomina i Beatles baronetti. Lennon restituirà il titolo nel 1969 in polemica con l’appoggio inglese alla guerra in Vietnam.

Jimi Hendrix nel 1970 farà alzare in piedi il pubblico dell’Isola di Wight sulle note dell’inno “God Save the Queen”. Il rock britannico degli anni Settanta avrà comunque un’altra regina: Freddy Mercury, suddito della corona di Zanzibar, leader dei Queen, interprete di una graffiante “Killer Queen”. Tutt’altra roba l’attacco al cuore della Union Jack perpetrato nel 1977 dai Sex Pistols: “God Save the Queen”.

(donnamoderna.com)
Il CCLA Investment Management, il Fondo di investimento della Chiesa anglicana su cui governa la Corona, ha acquistato i diritti d’autore di alcuni dei più grandi successi degli ultimi quarant’anni, 24 mila brani tra canzoni di Beyoncé (Put a Ring on It), Bruce Springsteen, Rihanna (Umbrella), Elton John, Guns N’ Roses, Bon Jovi (Living on a prayer), Eurythmics (Sweet dreams), Justin Timberlake, Mariah Carey che ogni anno fruttano centinaia di milioni di sterline. Socio in affari Justin Welby, l’arcivescovo di Canterbury. A suggerire l’acquisizione alla Regina è stato Merck Mercuriadis, uno dei più famosi dirigenti e imprenditori dell’industria musicale canadese-americana oltre che fondatore di Hipgnosis Songs Fund, società di investimento in proprietà intellettuale della musica.

(notiziemusica.it)
Le dieci canzoni maggiormente amate dalla Regina Elisabetta:
Regimental March Mianollo
Medley di Lester Lanin
Inno The Lord is My Shepherd
Inno Praise My Soul, the King of Heaven
Leaning on a Lamp-post di George Formby
The White Cliffs of Dover di Vera Lynn
Cheek to Cheek di Fred Astaire
Sing di Gary Barlow and the Commonwealth Band feat. the Military Wives
Anything You Can Do (Annie Get Your Gun) di Dolores Gray e Bill Johnson
Oklahoma! di Howard Keel

 

 

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