
26 luglio 1943: Michael Philip Jagger nasce a Dartford (Londra) da una famiglia borghese. Il padre, insegnante di educazione fisica in un liceo e studioso della filologia dell’esercizio fisico, diventa uno dei più autorevoli esperti nazionali di discipline fisiche.
La disciplina sull’esercizio fisico trasmette nel piccolo Mick la disinvoltura e la teatralità nei movimenti che si materializzerà in quello stile inconfondibile sul palcoscenico. Flessioni e sollevamento pesi associato ad un rigore nella disciplina scolastica trasformano Mick in uno studente modello. L’amicizia con Keith Richards segna la svolta. Tanto diversi, quanto complementari. E’ la passione per la musica a suggellare il rapporto complesso e duraturo fra i due.
Dal sodalizio con Richards e con i Rolling Stones prende forma l’innata vocazione di Jagger per la musica, l’esibizione, l’edonismo, la vanità, la provocazione. La contraddizione è il carattere distintivo della sua personalità: da Don Giovanni impenitente a icona di uno stile fashion, da consumatore di droghe a tenace oppositore all’uso di stupefacenti, da ragazzo di strada a gentleman frequentatore dei salotti buoni, da rockstar ribelle e ad abile uomo d’affari.
Gli inizi
“Mi è sempre piaciuto cantare. Ma non pensavo che l’avrei fatto per professione. Per me era solo un divertimento”.
“Il mio idolo era Little Richard. Dava al pubblico tutto sé stesso, lo abbracciava, lo invitava a partecipare attivamente ai suoi concerti. Ho imparato molto anche da James Brown. Mi piaceva il suo modo di muoversi sul palco e di catturare l’audience”.
“A 16 anni cantavo con tanti gruppi diversi. Facevo cose pazze, mi mettevo in ginocchio, mi rotolavo per terra. Non avevo inibizioni. Imitavo Elvis Presley e Gene Vincent”.
Anni 60
“Portavamo cravatte, cappelli, panciotti. Uno look pensato, costruito. Le donne usavano tantissima lacca per capelli, e indossavano abiti inamidati. La musica, come la moda, era piuttosto “ingenua”; si ispirava ai suoni e ai ritmi degli anni ’50. I 60 sono stati anche anni di grossi cambiamenti politici”.
Jean-Luc Godard, Andy Warhol
“Godard nel 1968 ha diretto il film “One Plus One”, che mostra i Rolling Stones in studio mentre registrano la canzone “Sympathy for the Devil”. Era un regista all’avanguardia. Andy Warhol ha realizzato la copertina del nostro album “Sticky Fingers”. Lui voleva diventare ricco e famoso a tutti i costi. Il rock & roll era ancora abbastanza giovane e per loro rappresentava una novità. Hanno cominciato ad apprezzarlo dopo l’arrivo dei Beatles e degli Stones. Agli inizi il pop era considerato un sound adatto solo per la classe operaia, non per gli intellettuali. Godard e Warhol non sapevano nulla del pop, non conoscevano la sensazione che poteva dare una canzone, non sapevano chi fosse Little Richard, né quanto fosse bravo Elvis”.
Brian Jones
“Brian è rimasto intrappolato nel mondo che si era creato. Faceva uso di oppio e di LSD, tendeva a fantasticare troppo. Questo è stato il suo vero problema”
Punk
“Il punk è stato come un foruncolo sulla pelle del rock & roll. Era semplicemente energia e ribellione. I Sex Pistols hanno avuto una carriera piccola ed esplosiva”.
Il film: “Shine A Light”, di Martin Scorse
“All’inizio del film di sui Rolling Stones, salutiamo i Clinton in modo molto affettuoso. Anche quando i Rolling Stones erano considerati dei “nemici”, io avevo conoscenze nel mondo della politica. La politica è come lo show business. C’è sempre stato un rapporto di simbiosi tra lo star system e la politica. Negli Stati Uniti, il Partito Democratico chiese aiuto a Hollywood. Avevano bisogno l’uno dell’altro: il primo per essere sostenuto con soldi e con gli show di Frank Sinatra, B.B. King e altre star, l’altro per ottenere favori”.
La giornata della rockstar
“Quando solo libero da impegni, mi alzo tardi possibile, faccio colazione, un po’ di palestra, una passeggiata, un libro. La domenica, se possibile, pranzo con i figli”.
Mick Jagger (Philip Norman)
Il libro analizza la vita di Mick, rivelando aspetti umani della personalità e retroscena curiosi. E’ possibile districarsi tra la Dartford Grammar School dove da adolescente Mick scopre il blues, e la Swinging London dove per sempre è impressa l’immagine di una star internazionale. E ancora: l’arresto per droga, la relazione con Marianne Faithfull, la morte di Brian Jones, il rapporto di amore e odio con Keith Richards e altro ancora.
Philip Norman racconta: “Ai tempi della scuola, Mick era un tipico studente della middle-class. Alla stazione di Dartford incrociò Keith, con l’aria da studente alternativo. Jagger aveva due album: “The Best of Muddy Waters” e “Rockin’ at the Hop”s di Chuck Berry. Quando il treno arrivò decisero di salire insieme”.
L’arresto per droga. “L’arresto e la breve detenzione di Jagger per droga finì in farsa grazie all’establishment che protesse il culto giovanile degli anni ’60. Alcune settimane prima Mick aveva ricevuto il cavalierato per i servizi resi alla musica”.
L’autore tende a fortificare l’immagine di Mick ogni volta che gli è possibile, forse autocelebrando così la propria versione come quella certa e storicamente affidabile.
Mick Jagger – Gli eccessi, la pazzia e il genio (Christopher Andersen)
L’autore racconta Jagger attraverso le interviste di mogli, amanti, parenti e collaboratori. Ogni particolare descritto nel libro fa pensare che quest’uomo non si è fatto mancare nulla. Da studente modello nato in un sobborgo di Londra ad una delle rockstar più blasonate ed eclettiche della storia della musica. Andersen ne traccia il percorso di vita attraverso una narrazione efficace e trascinante.
Colazione con Mick Jagger (Nathalie Kuperman)
La protagonista del romanzo ha lo stesso nome dell’autrice. Nathalie prepara la colazione per Mick Jagger, certa che prima o poi la rock star verrà a farle visita. Nathalie è un’adolescente che vive sola. Sua madre viene e va da una casa di cura, dentro e fuori un esaurimento nervoso. Suo padre è lontano, ha lasciato la famiglia. Lei da giovane è stata toccata da un uomo. Nathalie non ha i mezzi per far fronte a questa realtà, così se ne inventa una tutta sua, una fantasia salvifica che la aiuti a ricostruirsi, a reinventarsi. Si innamora di Mick Jagger e impara a fare il caffè, come fanno i grandi, perché a Mick non può piacere la cioccolata (che è cosa da bambini). Lascia ogni giorno una copia de Le Nouvel Observateur incastrata tra battente e stipite della porta d’ingresso di casa, in modo da permettere l’accesso al cantante dei Rolling Stones. Vive nelle strofe di “Gimme Shelter”. Spende i soldi ricevuti dal padre per acquistare un poster che appende nella sua camera. Nathalie prova ad affrancarsi dalla traumatica esperienza infantile con l’uomo dal cappotto con il collo imbottito e tenta, inutilmente, di trattenere se stessa nella voce di un uomo che incarna l’ideale della disinibizione, sessuale e mentale.




