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AC/DC: cinquant’anni di rock, energia e leggenda. La band che ha fatto tremare il mondo

Dalle strade di Sydney ai più grandi stadi del pianeta, gli AC/DC hanno scritto alcune delle pagine più importanti della storia dell’hard rock. Riff di chitarra inconfondibili, concerti travolgenti e canzoni diventate inni generazionali: la formazione australiana continua a rappresentare una delle espressioni più autentiche e potenti della musica rock.

La storia degli AC/DC comincia a Sydney, in Australia, nel novembre del 1973, quando i fratelli scozzesi Malcolm e Angus Young decidono di fondare una band destinata a rivoluzionare il panorama musicale internazionale. La famiglia Young era emigrata dalla Scozia in Australia nel 1963. La musica occupava già un posto importante nella vita familiare: il fratello maggiore George Young aveva raggiunto il successo con gli Easybeats, formazione protagonista della scena rock australiana degli anni Sessanta. Malcolm, chitarrista ritmico dotato di uno straordinario senso del ritmo, e Angus, chitarrista solista dall’energia inesauribile, condividono una visione precisa: costruire una musica diretta, potente, senza compromessi, fondata sul blues, sul rock and roll e su riff immediatamente riconoscibili. Il nome AC/DC nasce da una sigla elettrica, Alternating Current/Direct Current, corrente alternata e corrente continua, osservata su un apparecchio domestico dalla sorella Margaret Young. Una denominazione perfetta per una band che avrebbe fatto dell’elettricità sonora il proprio marchio di fabbrica. È proprio Margaret a suggerire ad Angus di indossare sul palco una divisa scolastica, destinata a diventare uno dei simboli più celebri della storia del rock.

Nel 1974 entra nella formazione Bon Scott, cantante scozzese cresciuto in Australia, dotato di una voce ruvida, provocatoria e straordinariamente espressiva. Scott porta alla band una personalità irriverente e carismatica. I suoi testi raccontano la strada, la ribellione, il divertimento e gli eccessi della vita quotidiana, con una miscela di ironia e provocazione. Con lui gli AC/DC pubblicano in Australia High Voltage nel 1975, seguito nello stesso anno da T.N.T.. Il repertorio comincia a prendere forma attraverso brani come It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock ‘n’ Roll), The Jack e T.N.T. Nel 1976 arriva la versione internazionale di High Voltage, che raccoglie materiale dei primi due album australiani. Seguono Dirty Deeds Done Dirt Cheap e Let There Be Rock, dischi che consolidano il successo del gruppo. La produzione di Harry Vanda e George Young contribuisce a definire un suono essenziale e aggressivo, privo degli eccessi tecnici del rock progressivo allora dominante. Il 1979 rappresenta una svolta decisiva. Con l’album Highway to Hell, prodotto da Robert John “Mutt” Lange, gli AC/DC conquistano definitivamente il pubblico internazionale. La canzone che dà il titolo al disco diventa uno dei brani più rappresentativi della storia dell’hard rock. Il riff iniziale, la voce graffiante di Bon Scott e la precisione ritmica delle chitarre Young danno vita a una composizione destinata a superare epoche e generazioni. L’album contiene anche Girls Got Rhythm, Touch Too Much, Shot Down in Flames e If You Want Blood (You’ve Got It). Il successo sembra aprire una nuova stagione di trionfi. Ma il destino riserva alla band una tragedia. Il 19 febbraio 1980 Bon Scott viene trovato morto a Londra, all’età di 33 anni. La morte viene attribuita a un’intossicazione acuta da alcol. Per gli AC/DC è un colpo devastante. Scott non era soltanto il cantante, ma una figura fondamentale nella costruzione dell’identità artistica del gruppo. La possibilità di sciogliere la band viene presa seriamente in considerazione. Alla fine, anche nel rispetto del percorso musicale condiviso con Scott, i componenti decidono di continuare. La scelta del nuovo cantante ricade su Brian Johnson, già voce dei Geordie. La sua timbrica potente, roca e penetrante segnerà l’inizio di una seconda epoca nella storia degli AC/DC.

Il 25 luglio 1980 viene pubblicato Back in Black. La copertina completamente nera rappresenta un omaggio alla memoria di Bon Scott. Ma il contenuto musicale è un’esplosione di energia. Il disco contiene alcuni dei brani più celebri della band: Hells Bells, Shoot to Thrill, You Shook Me All Night Long, Rock and Roll Ain’t Noise Pollution e naturalmente Back in Black. Prodotto ancora una volta da Mutt Lange, l’album ottiene risultati commerciali straordinari, diventando uno dei dischi più venduti della storia della musica registrata. La sua importanza va oltre le cifre: Back in Black dimostra che una formazione può sopravvivere alla perdita di una figura centrale senza rinunciare alla propria identità. La chitarra di Angus Young, il lavoro ritmico di Malcolm e la voce di Brian Johnson creano un equilibrio destinato a diventare un modello per generazioni di musicisti.

Dopo il trionfo di Back in Black, la band pubblica For Those About to Rock (We Salute You) nel 1981. Il brano omonimo, accompagnato durante i concerti da spettacolari colpi di cannone, diventa uno dei momenti più attesi delle esibizioni dal vivo. Seguono Flick of the Switch (1983), Fly on the Wall (1985) e Blow Up Your Video (1988). Sono anni caratterizzati da cambiamenti nella formazione, tournée internazionali e un rapporto sempre più intenso con il pubblico. Non tutti gli album raggiungono i risultati commerciali dei predecessori, ma gli AC/DC continuano a riempire arene e stadi, confermando la loro straordinaria forza dal vivo.

Nel 1990 esce The Razors Edge, un lavoro che rilancia la band ai vertici delle classifiche internazionali. Il singolo Thunderstruck si apre con uno dei passaggi di chitarra più riconoscibili del rock contemporaneo. La tecnica di Angus Young, basata su una combinazione di note rapide, fraseggi blues e grande precisione esecutiva, trasforma la composizione in un autentico manifesto dell’hard rock. Il disco comprende anche Moneytalks e Are You Ready. Nel 1991 il concerto al Monsters of Rock di Donington, in Inghilterra, documenta la potenza scenica della formazione. Gli AC/DC dimostrano di poter attraversare decenni e trasformazioni musicali senza modificare radicalmente il proprio linguaggio.

Angus Young è una delle figure più iconiche della storia del rock. La sua immagine è immediatamente riconoscibile: divisa scolastica, chitarra Gibson SG, movimenti frenetici e assoli eseguiti con un’intensità quasi fisica. La sua tecnica affonda le radici nel blues elettrico di Chuck Berry, B.B. King e altri grandi interpreti della tradizione afroamericana. Ma ciò che distingue Angus è soprattutto la capacità di trasformare la chitarra in un elemento teatrale. Il celebre duckwalk, la camminata sulle ginocchia e le corse da un’estremità all’altra del palco rendono ogni concerto un’esperienza visiva oltre che musicale. Dietro lo spettacolo si nasconde però un musicista dotato di notevole disciplina ritmica e di un senso melodico immediatamente riconoscibile.
Malcolm Young: l’architetto del suono AC/DC Se Angus rappresenta il volto spettacolare degli AC/DC, Malcolm Young ne è stato per decenni la struttura portante. La sua chitarra ritmica, essenziale e precisa, costituisce il fondamento di quasi tutte le composizioni più importanti del gruppo. Malcolm non cerca il virtuosismo fine a sé stesso. Il suo stile è costruito sulla scelta delle note, sulla precisione degli accordi e sull’interazione con basso e batteria. Nel 2014, a causa di gravi problemi di salute, lascia definitivamente la band. Muore il 18 novembre 2017, all’età di 64 anni. La sua scomparsa rappresenta una perdita enorme per il gruppo e per l’intera comunità rock internazionale. Il suo posto viene assunto dal nipote Stevie Young, già chiamato in passato a sostituirlo temporaneamente.

Nel 2014 gli AC/DC pubblicano Rock or Bust, ma gli anni successivi sono segnati da numerose difficoltà. Brian Johnson deve interrompere la tournée del 2016 a causa di problemi all’udito e, per completare le date programmate, viene temporaneamente sostituito da Axl Rose, cantante dei Guns N’ Roses. Nel frattempo, la band affronta l’uscita del batterista Phil Rudd dalla formazione impegnata dal vivo e il ritiro del bassista Cliff Williams. Il 2020 segna una nuova rinascita con la pubblicazione di Power Up, realizzato con Brian Johnson, Angus Young, Stevie Young, Cliff Williams e Phil Rudd. Il disco, dedicato idealmente alla memoria di Malcolm Young, recupera lo spirito più autentico della band. Canzoni come Shot in the Dark, Realize e Demon Fire dimostrano che il linguaggio musicale degli AC/DC conserva una sorprendente vitalità. L’album raggiunge il primo posto nelle classifiche di numerosi Paesi, confermando la straordinaria fedeltà del pubblico.

Il 2026 ha rappresentato un altro capitolo importante nella carriera della band. Dopo il ritorno sui palchi europei nel 2024 e le successive tournée, gli AC/DC hanno proseguito il Power Up Tour attraverso Sud America e Nord America. La formazione impegnata nei concerti del 2026 ha visto Angus Young alla chitarra solista, Brian Johnson alla voce, Stevie Young alla chitarra ritmica, Chris Chaney al basso e Matt Laug alla batteria.

Tra gli appuntamenti più significativi, le esibizioni in Brasile, Argentina, Cile, Messico, Stati Uniti e Canada. Il 2 ottobre 2026 gli AC/DC si sono esibiti al MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey, recuperando il concerto originariamente previsto per il 25 settembre e rinviato a causa delle condizioni meteorologiche. Per l’occasione hanno partecipato anche i Foo Fighters, con Dave Grohl che ha condiviso il palco con la band durante Highway to Hell. Il concerto ha segnato la conclusione del Power Up Tour. Al 4 novembre 2026 non risultano annunciate nuove date ufficiali, ma neppure uno scioglimento definitivo del gruppo.

Gli AC/DC rappresentano un caso quasi unico nella storia della musica contemporanea. Mentre molte band hanno modificato radicalmente il proprio stile per adattarsi alle mode, il gruppo australiano ha costruito il proprio successo sulla coerenza artistica. Il suo linguaggio musicale è rimasto sostanzialmente fedele a pochi elementi fondamentali: chitarre elettriche, ritmi incalzanti, melodie dirette e una presenza scenica travolgente. L’influenza degli AC/DC attraversa generazioni e generi musicali, dall’hard rock all’heavy metal, fino alle formazioni contemporanee che continuano a ispirarsi al loro sound. Nel 2003 la band è stata inserita nella Rock and Roll Hall of Fame, riconoscimento che ne ha consacrato ufficialmente il ruolo nella storia della musica. Secondo i dati diffusi dal gruppo, gli AC/DC hanno venduto oltre 200 milioni di album nel mondo, mentre Back in Black ha raggiunto circa 50 milioni di copie.

Gli AC/DC continuano a occupare un posto privilegiato nell’immaginario collettivo. La loro storia è fatta di successi straordinari, tragedie, cambiamenti e rinascite. Dalla voce ribelle di Bon Scott alla potenza di Brian Johnson, dal genio ritmico di Malcolm Young agli assoli incandescenti di Angus, ogni stagione ha contribuito a costruire una leggenda. Gli AC/DC non hanno mai avuto bisogno di reinventare continuamente il rock. Hanno preferito suonarlo con una convinzione assoluta, trasformando la semplicità in forza espressiva. E forse è proprio questo il segreto della loro longevità: un riff, una batteria, una chitarra e migliaia di persone pronte a cantare all’unisono. Finché ci sarà qualcuno disposto ad alzare il volume, la musica degli AC/DC continuerà a far tremare il mondo.

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