Enzo Avitabile

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“Da quando ho iniziato a suonare ho fatto oltre 4000 concerti. Facendo musica e girando il mondo, ho creduto tanto nella musicalizzazione dei territori, specialmente in quei luoghi in cui difficilmente si fa un concerto. Ma il coraggio lo trovo anche con il vicino di casa, con cui vivi spalla a spalla ogni giorno, nella gente che frequento. E nella mia terra di origine. Avere una casa da cui partire è importante, quanto avere un punto di ritorno. L’importante è volare tenendo i piedi a terra e un costante rapporto tra infinito e finito”.

“Mi piace il concetto che vivendo nel mondo si possa trovare una dimensione introspettiva della vita. Mi piace ritrovare me stesso nel tumulto di tutti i giorni. Mi piace trovare una coscienza più alta del grossolano quotidiano. Sento forte il rapporto con la parte spirituale e la terra”.

“James Brown è stato per me importantissimo. Da piccolo ho voluto cominciare a suonare dopo aver sentito una sua canzone al juke box. Ho suonato con lui, credo di essere stato l’unico bianco “povero” a farlo”.

“Pino Daniele ed io abbiamo avuto un rapporto vero, abbiamo fatto tante cose insieme, ci siamo scambiati idee fino alla fine. Negli ultimi anni ci sentivamo spessissimo. Abbiamo anche litigato, ma siamo stati sempre pronti a recuperare. Pronti a suonare. Mi manca tantissimo”.

“Il napoletano è la mia lingua, ma il mio suono è del mondo. Definire i musicisti napoletani, rischia di chiuderli in un ghetto. La musica napoletana è la musica italiana, la quale è musica e basta”.

“Da grandi come Tina Turner e James Brown ho imparato molto. Ma a un certo punto ho realizzato che occorreva una deamericanizzazione del linguaggio, bisognava tornare alle nostre radici per capire chi siamo e per cantare la nostra umanità”.

“La musica aiuta a orientarsi. La canzone è come la preghiera: come alla preghiera segue l’azione, lo stesso vale per la canzone. Per me il rosario è preghiera d’azione. Sono nato cattolico, passato al buddismo, poi alla meditazione, ma dopo la morte di mia moglie sono tornato alla fede cattolica. Sono credente ed amo anche la devozione popolare, cui ho dedicato anche il progetto Sacro Sud – Da Marianella a Nazareth sul rivoluzionario messaggio popolare del mio concittadino Sant’Alfonso Maria De’ Liguori. Sono anche orgoglioso del mio Stabat Mater per coro polifonico e orchestra”.

 

 

 

 

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