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Claudio Baglioni, il nuovo album “In questa storia che è la mia”

 

(iodonna.it)

Claudio Baglioni: il nuovo album di inediti “In questa storia che è la mia”. Oltre 60 milioni di copie vendute per il cantautore romano che torna, a distanza di sette anni, con un disco di inediti. Ennesimo tassello di una carriera unica e irripetibile che, dagli anni ’70 a oggi, continua a conquistare una generazione dopo l’altra.

“Agonia” è il soprannome che il giovanissimo Claudio si conquista negli anni giovanili grazie agli amici del quartiere. Siamo nel 1965 e Claudio, sulla scia degli intellettuali francesi veste alla Sartre: dolcevita nero, occhialoni spessi e testi ispirati ai racconti di Edgar Allan Poe. Negli anni della Contestazione, a differenza dei suoi amici romani politicizzati, sceglie di mettere da parte temi politici e sociali e di dedicarsi esclusivamente alla canzone d’amore. Ottiene il primo contratto e nel 1969 arriva il successo di Signora Lia.

Piccolo grande amore è un successo senza precedenti. Il singolo trascina l’omonimo album, uscito nel 1972, per 15 settimane al primo posto in classifica e il cantautore diventa il simbolo dell’amore puro, romantico e un filo adolescenziale.

Claudio sposa nel 1973 Paola Massari. Musa ispiratrice di tutte le ballate romantiche del periodo. E ne seguiranno molte altre. Successi clamorosi come E tu, Amore bello, Sabato pomeriggio. Per tutti gli anni ’70, Baglioni infila un successo dopo l’altro.

Due soli album escono negli ’80. Il primo, Strada facendo, è l’apice melodico del cantautore. Claudio sforna canzoni quasi ermetiche, abbandonando i toni descrittivi delle precedenti per affidarsi a metafore, flash, ellissi. Le ragazze dell’Est, I vecchi e la hit Via sanciscono un nuova metamorfosi che raggiungere il suo acme con l’album del 1985: La vita è adesso, il disco italiano più venduto della storia.

Parallelamente all’uscita, nel 1995, dell’album Io sono qui per Claudio arriva anche il debutto in un varietà televisivo. L’occasione è il programma condotto da Fabio Fazio Anima mia, show revival che ripercorreva con ironia la culturale di massa, anche musicale, degli anni ’70. L’esperienza accumulata traghetterà Baglioni, vent’anni dopo, alla guida del Festival di Sanremo. Due edizioni da conduttore, oltre che direttore artistico, che saranno l’ennesimo trionfo.

(rockol.it)

Baglioni ci riporta negli anni Settanta. Il sedicesimo album dell’artista, grazie agli arrangiamenti di Paolo Gianolio e Celso Valli, mischia il passato con il presente.

“È un disco di oggi, in costume d’epoca. Tutto suonato come si faceva una volta”, ha spiegato lo stesso artista. Il progetto è composto da 14 canzoni, 1 ouverture, 4 interludi piano e voce, 1 finale. “Gli interludi sono delle soste, come una piazzetta dopo una lunga strada”.

“In questa storia che è la mia c’è una spinta a rileggere la storia di ciascuno di noi, di queste pagine di musica e parole, che abbiamo scritto e vissuto insieme, e di questo tempo che porta anche le nostre firme. Il tempo è l’avversario micidiale di ogni essere umano e per quanto sia forte la capacità di affrontarlo, vincerà sempre. Il vantaggio di fare questo mestiere è quello di pensare che ci sarà qualche cosa che potrebbe restare anche dopo, lasciando delle tracce. Ho vissuto per lasciare un segno, lo dico nella canzone che inaugura il progetto ed è quello che penso e ho sempre pensato”.

“Ho iniziato nel 1964 a cantare, partecipando a un concorso in programma a Centocelle. Non pensavo che il successo sarebbe arrivato e quando è giunto ero convinto che sarebbe finito presto. Ho fatto anche dei passaggi a vuoto nella carriera. Sono ossessionato dal verbo “incidere”, voglio lasciare qualche cosa a chi ha voglia di ascoltare i miei brani. Ma per farlo non parlo di quello che stiamo vivendo, per me l’arte popolare deve astrarsi dalla cronaca. Oggi dobbiamo sperare che l’amore vinca, ma non sappiamo che cosa ci aspetterà domani. Nel dopoguerra era tutto diverso, per questo i paragoni con il contemporaneo non sono pertinenti. Nella fase di ricostruzione l’amore dominava la vita, si intravvedeva il futuro, oggi messo a dura prova”.

Il Festival di Sanremo. “I miei due festival sono stati un’esperienza importante. Prima di condurlo, andai su quel palco due volte. Mi piacerebbe tornare come ospite. Ma devo anche riflettere su una frase: non si può uscire da papi e tornare da cardinali”.

(repubblica.it)

Claudio Baglioni: “Un nuovo album per lasciare un segno”. Il cantautore presenta il nuovo disco “In questa storia che è la mia”, realizzato durante il lockdown. “Bisogna prendere il meglio di quello che questa situazione ci sta insegnando”. E scherza su Sanremo: “Non si può uscire papi e rientrare cardinali”.

Il cantautore romano spiega che se dal punto di vista “personale” le chiusure determinate dal Covid non gli sono pesate, dal punto di vista artistico lo hanno “paralizzato” per diverse settimane. “La mia vita personale non è cambiata molto, non sono mai stato uno che usciva molto la sera. Ho bisogno di stare da solo, anche per compensare i momenti in cui si sta in mezzo a tanta gente. Quindi questa chiusura non mi ha pesato. Chiaramente dal punto di vista dei concerti mi sono fermato ma anche dal punto di vista della composizione mi sono paralizzato. Sono stato fermo tre, quattro mesi senza fare niente. Ho pensato che non avrei finito nemmeno questo disco. Poi ho ricominciato a lavorarci e l’abbiamo portato a termine”.

(amica.it)

Claudio Baglioni: “Ecco il mio nuovo album dedicato all’amore”

“Gran parte della mia produzione ha come contenuto il parlare dell’avventura e dalla disavventura del vivere. Con una parte preponderante data alla parola “amore”. Un tema che ha sempre qualcosa da raccontarci”.

“In questo album sono andato a pescare tanti momenti di una vicenda amorosa, con le sue curve, il suo inizio, la sua ripresa. Perché questo è l’argomento che più mi ha interessato e meno ho conosciuto nella vita. Questo è un album che non parla del momento che stiamo vivendo. Penso che l’espressione dell’arte popolare sia di uscire fuori, astrarsi, portarsi via da quello che è il succedersi degli eventi di cronaca”.

“Tra gli anni ’80 e gli anni ’90 non c’era una grande frequenza di canzoni d’amore, come le intendiamo ora. L’amore carnale viene fuori alla mia età. L’erotismo ha un suo valore estetico formidabile. In passato c’erano delle mie canzoni che avevano questa “carne” dentro. Questi particolari in cui dare un’idea di odori, trasparenze, bui”.

(corriere.it)

Claudio Baglioni, il ritorno dopo sette anni: “In futuro neanche da ospite a Sanremo”. Il cantautore pubblica l’album “In questa storia che è la mia”. “È come un film in costume che prova a ricreare un’altra epoca, in questo caso il periodo fra metà anni 60 e metà anni 70”.

(spettakolo.it)

Claudio Baglioni: la mia autobiografia su note d’amore

“L’arte ha il dovere di cercare forme nuove. Non sono d’accordo con chi dice che i concerti non si possano fare in televisione, in streaming o a distanza. Bisogna trovare una nuova formula che sia accattivante per il mezzo televisivo e per un pubblico che non è lì. Altre forme sono possibili, è doveroso cercarle per cercare di tamponare le perdite di questo settore che per qualcuno sono state del 100% visto che non ha alcuna possibilità di lavorare”.

Parole & Musica: Claudio Baglioni

“La prima volta che ho cantato in pubblico è stata a Roma, a Piazza San Felice da Cantalice, a Centocelle. Il brano scelto era “Ogni volta” di Paul Anka.  Mi ero iscritto a un concorso canoro. Ho passato tre giorni a fare prove davanti allo specchio”.

“Les Images era il nome del mio complesso, una formazione beat amatoriale. Una volta ci siamo esibiti sul balcone di casa mia con la speranza che ci notasse qualcuno, ma non si è fermato nessuno. Qualche anno fa sono tornato su quel balcone per uno show-blitz, un tuffo nel passato. Quando ho visto la folla che era in strada ho capito  quanto fosse cambiato tutto”.

Polonia 1972. “In Italia ero ancora sconosciuto, in Polonia e Cecoslovacchia un idolo. Nei locali dove mi esibivo c’erano sempre dei funzionari di Partito che valutavano se i testi delle mie canzoni avevano contenuti contrari alla rivoluzione. Sembrava la scena di un film sulla Guerra Fredda”.

“Dopo il grande successo del Tour Alè-oo, nel 1986 ho deciso di esibirmi da solo negli stadi, usando degli strumenti collegati tra loro come un’orchestra virtuale. E’ stato uno stress pazzesco”.

“Quando finisce un concerto ti senti una bomba, al massimo, il mondo appare bellissimo. E quando si torna a casa, per un po’ sembra di essere un soldato che torna dalla guerra, che non ha più un mestiere e un’identità”.

Venezia 1982. “Dopo un concerto sono andato per le calli, a passeggio, da solo per godermi quel successo. Nel 1969, sempre a Venezia, ero stato escluso da un concorso. E così volevo godermi il dolce sapore della rivincita”.

“Non si vive più di musica , come accadeva negli anni ’60 e ’70. Oggi la musica è molto più presente, ma meno importante. Si sente ovunque , ma non si ascolta più con la stessa attenzione di una volta”.

“Non immaginavo di arrivare così lontano. Il mio è un mestiere che si impara  giorno dopo giorno. Ho un solo rammarico, forse in tutti questi anni avrei potuto fare di più”.

“Negli ultimi anni della mia vita credo che andrò in convento, per pensare, per interrogarmi, per assaporare i silenzi. Oggi sento il bisogno di essere utile, di fare qualcosa anche per gli altri. Forse è un modo per farmi “perdonare” successo, denaro, riflettori”.

a.s.

 

 

 

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